Parterre e asfalto

I giganti della Montagna. Torino.


Gabriele Lavia chiude la trilogia pirandelliana dopo Sei personaggi in cerca d’autore e L’uomo dal fiore in bocca. La magica opera incompiuta diventa un sogno a colori di sapore felliniano.

«Quest’opera è un abisso, una vertigine», dice Gabriele Lavia, che dopo Sei personaggi in cerca d’autore e L’uomo dal fiore in bocca chiude un ideale trittico pirandelliano con I giganti della montagna, testamento artistico del drammaturgo siciliano, il suo testo più astratto e metafisico e sintesi più alta di tutta la sua poetica. Lavia incornicia la trama onirica in un allestimento che combina grandiosità scenografica e coreografica (in scena con lui un cast imponente, con ventidue artisti tra attori, musicisti, mimi e danzatori).

Ho sempre pensato che i “ragionamenti” così “appassionati” e “freddi” dei personaggi pirandelliani non fossero che delirio, fuoco. Il suo razionale, costante, lucido rovello fosse calor bianco e la sua dialettica, lucida e distaccata, fosse proprio il ronzio di una “mosca impazzita dentro una bottiglia”

La storia del mago Cotrone al cospetto del mistero dell’Oltre diventa una folle, poetica sarabanda ambientata in un tempo e luogo indefiniti, tra favola e realtà, con atmosfere di sapore felliniano. Lo spettacolo è una grande (utopistica) celebrazione del teatro come spazio salvifico, libero e indipendente, ultima roccaforte dell’umanità, in una società distratta e svuotata di principi e ideali. Una compagnia di teatranti girovaghi, sperduti e disperati, arriva alla villa detta La Scalogna dove vive il mago Cotrone, che dà loro rifugio. Per Lavia Cotrone è, sì, l’alter ego di Pirandello (morente), ma anche di se stesso, colui che vive rifugiato o emarginato nell’illusione che il Teatro possa essere il Luogo Assoluto, fuori da ogni contaminazione. La pièce è un omaggio alle magie dell’Arte, prodigi straordinari che consolano l’incompiutezza umana. E guariscono, dice Lavia, la solitudine dell’«anima sola con se stessa».

di Luigi Pirandello
con Gabriele Lavia
e con Federica Di Martino,
Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini, Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera,
Luca Massaro, Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, simone toni, Marìka Pugliatti,
Beatrice Ceccherini, Luca Pedron, Laura Pinato, Francesco Grossi, Davide Diamanti, Debora Rita Iannotta,
Sara Pallini, Roberta Catanese, Eleonora Tiberia
regia Gabriele Lavia
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Antonio Di Pofi
luci Michelangelo Vitullo
maschere Elena Bianchini
coreografie Adriana Borriello
Fondazione Teatro della Toscana
in coproduzione con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Teatro Biondo di Palermo
con il contributo di Regione Sicilia
e con il sostegno di ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Comune di Montalto di Castro, Comune di Viterbo

Teatro Carignano – Torino – dal 13 novembre al 1 dicembre 2019

C.C.

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