Mostre

Modì a Livorno.


«È un bentornato, Dedo! La mostra di Modigliani è una cura che la città deve fare rispetto alla sua stessa storia, a un rapporto difficile con quello che è il suo figlio più illustre e dovrebbe essere il più amato. È un modo per dare il bentornato a casa a un pittore infinito» (assessore alla cultura di Livorno Simone Lenzi).

«Tante mattine mi sono svegliato con la paura che questa mostra potesse saltare, che qualcosa potesse andare storto» (il sindaco Luca Salvetti al curatore della mostra Marc Restellini). L’occasione sono i 100 anni dalla scomparsa dell’artista.

Inoltre si sta palesando la notizia che ai Bottini dell’Olio verranno esposti altri 12 quadri dell’artista livornese, stavolta provenienti dalla collezione di Paul Alexandre, medico e amico di Modigliani a Parigi, benefattore nei primi anni trascorsi nella capitale francese, quando Dedo viveva al Delta, un edificio che doveva essere  demolito e che Alexandre riuscì ad avere in affitto dal municipio parigino trasformandolo in una comune per gli artisti.

Si tratta di opere datate tra il 1906 e il 1914 e darebbero la possibilità al visitatore di avere un quadro completo dell’evoluzione dell’artista, dai suoi primi anni parigini agli ultimi prima della morte. Inoltre i quadri della collezione Alexander sono stati già esposti a Parigi e New York e sarebbero un bel regalo da affiancare ai 14 della collezione di Jonas Netter.

Quindi Livorno si prepara ad ospitare una delle più grandi mostre mai organizzate su Modigliani negli ultimi anni, con ben 26 quadri.

La mostra aprirà i battenti al 7 novembre 2019 e chiuderà il 20 febbraio 2020. Le opere esposte saranno 122, per un valore di oltre 540 milioni di euro, appartenenti alla collezione di Jonas Netter (che potrebbero superare il miliardo con quelli della collezione Alexander): 14 dipinti di Modigliani, 20 di Chaim Soutine, grande amico di Modì, le cui tele sono esposte nei principali musei del mondo, e poi Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, Moise Kisling, André Derain, Maurice de Vlaminick ed altri tra gli artisti maledetti che frequentavano Montparnasse all’inizio del secolo scorso.

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