Mostre

Luigi Ghirri. Parigi. Jeu De Paume.


Fino al 2 giugno 2019 il Jeu De Paume di Parigi ospita un’importante retrospettiva itinerante, la prima organizzata fuori dall’Italia la prima retrospettiva delle fotografie di Luigi Ghirri (1943-1992) dalla natia Italia è centrata sugli anni ’70 e ripercorre un decennio in cui Ghirri ha costruito un corpo di immagini a colori ineguagliabili in Europa, il tempo.

Un geometra esperto, Luigi Ghirri ha iniziato a fotografare durante il fine settimana nei primi anni 1970, rilevando strade, piazze e periferie di Modena, progetti e temi di impalcature. Si infila i segni del mondo esterno uno sguardo attento e amorevole osservando senza commenti apertamente, le modifiche apportate dall’uomo al paesaggio e dell’habitat della sua provincia, Emilia Romagna, barometro un vernacolo locale esposto all’avvento di nuove forme di habitat, ricreazione e pubblicità.

“Mi interessa l’architettura effimera, l’universo della provincia, gli oggetti considerati di cattivo gusto, kitsch, ma che, per me, non sono mai stati, oggetti carichi di desideri, sogni , ricordi collettivi […] finestre, specchi, stelle, palme, atlanti, globi, libri, musei e esseri umani visti dall’immagine. “

Alla fine di questo decennio, Luigi Ghirri ha accumulato migliaia di punti di vista e sviluppato uno stile singolare e una complessa cornice concettuale per presentare il suo lavoro. Questo primo decennio culmina con due punti salienti: la pubblicazione, nel 1978, di Kodachrome, un’opera fotografica davvero eccezionale, e una grande mostra, “Vera Fotografia”, che si terrà nel 1979 presso il centro espositivo dell’Università di Parma , organizzato da Arturo Carlo Quintavalle e Massimo Mussini, che, attraverso quattordici progetti e temi, ripercorre il modo di pensare e recitare di Luigi Ghirri.

“Mappe e territori” riprende la cartografia poetica della mostra del 1979, dove abbiamo trovato progetti molto incorniciati come Atlante (1973), composto da fotografie di pagine di atlanti, e Colazione sull’erba (1972- 1974), dove l’artista osserva l’interfaccia tra artificio e natura nei piccoli giardini di Modena, e gruppi più diversi come Diaframma 11, 1/125, luce naturale (1970-1979), che si occupano del modo in cui le persone fotografano e sono fotografate, o il paesaggio dei segni dell’Italia provinciale in Italia ailati e Vedute (1970-1979).

Luigi Ghirri ha un fascino incrollabile per le rappresentazioni del mondo, con riproduzioni, immagini, poster, modelli e mappe, e con il modo in cui queste rappresentazioni si inseriscono nel mondo, come segni all’interno della città o del paesaggio.

La mediazione dell’esperienza dell’immagine in un’Italia condivisa tra vecchio e nuovo era, per Luigi Ghirri, una fonte inesauribile di studi, “una grande avventura nel mondo del pensiero e dello sguardo, un grande giocattolo magico che riesce miracolosamente a abbinare la nostra conoscenza degli adulti e il favoloso mondo dell’infanzia, un continuo viaggio nella grande e piccola, nelle varianti in tutto il regno di illusioni e apparenze, labirinti e specchi, la moltitudine e simulazione. ”

Luigi Ghirri, Modena, 1973. CSAC, Università di Parma © Succession Luigi Ghirri

Commissario: James Lingwood. Mostra organizzata dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, in collaborazione con il Jeu de Paume di Parigi e il Museo Folkwang di Essen. In collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Con l’eccezionale assistenza della Biblioteca Nazionale di Francia e del Centro Studi e Archivio della Comunicazione – Università degli Studi di Parma.

Grazie a Hotel Chavanel, Parigi.

Media partner: PARIGI, GRAZIA, Le Monde, Télérama, ARTE, Radio Nova.

C.C.

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