Scatola a 5 lati

When the Rain Stops Falling. Bologna.


“Non avere niente da dire è come avere così tanto da dire che non si ha nemmeno il coraggio di cominciare”

Un viaggio ‘genealogico’ nella memoria: il tempo come sapere e dimenticanza, sapore e leitmotiv involontario…

Debutta all’arena del sole di Bologna dal 6 al 10 febbraio 2019 lo spettacolo When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell, da un progetto di lacasa d’rgilla, regia di Lisa Ferlazzo Natoli, traduzione Margherita Mauro, con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano, scene Carlo Sala, costum iGianluca Falaschi, disegno luci Luigi Biondi, disegno del suono Alessandro Ferroni, disegno video Maddalena Parise, aiuto alla regia Margherita Mauro,assistente costumistaNika Campisi, assistente alle luci Omar Scala, assistente alla regia volontaria Caterina Dazzi, direttore tecnico Robert John Resteghini, direttore di scena Gianluca Bolla, capo elettricista Lorenzo Maugeri, fonico Pietro Tirella, sarta e attrezzista Elena Giampaoli, costumi realizzati dall’Atelier Costumi Fondazione Teatro Due, scene costruite nel Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione, capo costruttore Gioacchino Gramolini, costruttori Marco Fieni (costruzioni in ferro), Riccardo Betti, Gianluca Bolla, scenografa decoratrice Lucia Bramati, fondale realizzato da Rinaldo Rinaldi,immagine manifestoframes video dall’opera “Caelum” di Daniele Spanò, grafica Marco Smacchia, produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Fondazione Teatro Due con il sostegno di Ambasciata di Australia e Qantas.

Sta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio ormai adulto che non vede da quando questo aveva sette anni: “So cosa vuole. Vuole quello che tutti i giovani uomini vogliono dai loro padri. Vuole sapere chi è. Da dove viene. Dove sia il suo posto. E per quanto ci provi non so cosa dirgli.” È questo l’inizio apparente, o forse l’epilogo, di una saga familiare che ci porta, vertiginosamente –dal 2039 al 1959, slittando nel e con il tempo – alle soglie di un diluvio torrenziale che ha il sapore eccentrico e favoloso della pioggia di rane in Magnolia di Paul Thomas Anderson.

When the Rain Stops Falling è la storia delle famiglie Law e York: quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri e mogli. Quasi un romanzo teatrale intimo e distopico che Bovell disegna con un’affascinante struttura drammaturgica, dove i diversi fili narrativi, il graduale sovrapporsi delle temporalità e l’incrocio dei destini delle quattro generazioni, raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano ‘scritti’ solo i nomi dei protagonisti, ma anche i comportamenti, le inclinazioni, i desideri e gli errori.

When the Rain Stops Falling fa del viaggio nel tempo una vera e propria forma stilistica, senza usare l’espediente del flashback, ma piuttosto grazie a un’architettura narrativa nitida e complessa che si muove nello spazio e nel tempo della storia stessa. I personaggi da vecchi e da giovani entrano ed escono da un quadro all’altro, da un paesaggio all’altro, con un ritmo incalzante che l’autore introduce fin dalle prime pagine. È sul tempo stesso che ci si interroga, ‘piegandolo’ in avanti, per lasciare entrare il futuro e i suoi fantasmi; o, con improvvise ‘interferenze’, aprire il presente a squarci di passato.

Una scena scivola nell’altra grazie a un salto agile, semplicemente descritto con un “e ci troviamo in” e diventa così imprevedibile, svela combinazioni, corrispondenze e collegamenti tra i personaggi che s’immergono, letteralmente, nell’azione teatrale entrando e uscendo dal racconto di ognuno degli altri. E lungo l’arco delle generazioni le madri e i figli, i mariti e le mogli reiterano gesti, frasi o comportamenti quasi inconsapevolmente, come un’eco di vite che non hanno conosciuto, ma presentono. Bovell – con leggeri, impercettibili slittamenti – usa ‘quasi’ le stesse parole ripetute anche in salti generazionali, adombra con straordinaria efficacia al meccanismo fatale dell’eredità e al mistero della memoria. Come se questa, mutasse e s’infiltrasse, nelle nostre vite. Nei gesti e nelle cose stesse.

C.C.

 

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