Scatola a 5 lati

Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo Innamorato.


Il testo vincitore della I edizione Premio Platea per la Drammaturgia, realizzato con il sostegno di Compagnia di San Paolo e in collaborazione con Giulio Einaudi Editore, è un’originale rilettura della storia di Antigone, che Antonio Piccolo riscrive dal punto di vista di Emone, cugino e promesso sposo dell’eroina sofoclea.

Teatro Gobetti di Torino – 24 / 29 aprile 2018

Vincitore nel 2016 del Premio per la Nuova Drammaturgia italiana promosso dalla Fondazione P.L.A.TEA., Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato ripropone l’emblematica storia dell’eterno conflitto tra autorità e potere attraverso lo sguardo di Emone, personaggio minore della tragedia di Sofocle. La motivazione del Premio parla di «un’originalissima riproposta del mito di Antigone, rappresentato dal punto di vista di Emone, figlio di Creonte, cugino e promesso sposo dell’eroina sofoclea. Il testo attraversa tutti i generi teatrali, dalla commedia alla farsa, alla tragedia, sul ritmo di un fantasioso e affascinante dialetto napoletano che mescola alto e basso, registri letterari e popolari, lirismo e comicità. Il mito rivive così nella sua sostanza più autentica, specchio antico e rinnovato per parlare allo spettatore di oggi d’amore, di politica, di rapporti tra padri e figli. Un testo che sfida i parametri consueti del teatro contemporaneo riuscendo a sorprendere, divertire e commuovere». «Le parole di questo dramma – spiega l’autore Antonio Piccolo in una nota – vanno lette tutte per intero, senza troncamenti, aferesi o elisioni, tranne dove indicato con l’apostrofo. Richiedono, insomma, che si leggano non come parla il napoletano contemporaneo, bensì come si usa fare con la lingua di Giovan Battista Basile, che è il principale – ma non unico – inarrivabile maestro a cui questo testo indegnamente si ispira. Le libertà linguistiche restano comunque tante e tali perché si è giocato, in maniera presepiale e volutamente naïf, con vocaboli e codici dalle derivazioni più disparate, compresi quelli provenienti direttamente dalla fantasia dell’autore».«Ciò che colpisce maggiormente del testo di Piccolo – dichiara il regista Raffaele Di Florio – è la diversa angolazione dalla quale viene raccontata la storia della “disubbidienza” di Antigone (inscritta nella cosiddetta saga dei Labdacidi, ossia nelle vicende di Laio, di Edipo e dei suoi discendenti). L’invito dell’autore, infatti, è quello di osservare i fatti attraverso gli occhi del cugino/promesso sposo Emone, uno di quei personaggi apparentemente minori, ma che invece contribuiscono a fare la Storia. Un punto di vista “decentrato” che mi ha fatto pensare alle Folk Songs di Luciano Berio, il ciclo di canti popolari provenienti dalla tradizione orale di vari paesi: uno sguardo sulla Storia attraverso comunità diverse che “fanno la Storia” pur non essendo protagoniste»

di Antonio Piccolo
con Paolo Cresta, Gino De luca, Valentina Gaudini, Anna Mallamaci, Marcello Manzella
regia e scene Raffaele Di Florio
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale
Teatro di Roma – Teatro Nazionale

C.C.

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