danza

Thanks for hurting me. Civitanova Alta.


Spazi di creazione artistica e di programmazione di spettacolo che operano in uno stretto legame con la comunità di riferimento: questo racchiudono le “residenze artistiche” ospitate a Civitanova Marche -Macerata – su iniziativa del Comune, dei  Teatri di Civitanova e dell’AMAT. La città marchigiana conferma la sua vocazione di centro della danza aperta alla esperienze più innovative della scena. Archiviato da poco il festival internazionale, con un grande successo di pubblico e critica, Civitanova torna a ospitare nella città alta le residenze di allestimento che vanno sotto il nome di Civitanova Casa della Danza. Grazie alla presenza dell’attrezzata foresteria Imperatrice Eugenia nelle immediate vicinanze del Teatro Annibal Caro, gli artisti trovano le condizioni ideali – in lunghi soggiorni di lavoro – in cui sviluppare le loro nuove creazioni.

La  compagnia di Enzo Cosimi è stata fino ad oggi al lavoro per l’allestimento di Thanks for hurting me, nuovo lavoro firmato dal coreografo romano che  22 settembre 2017 al Teatro Annibal Caro alle ore 21.15 è mostrato al pubblico nella forma di Anteprima per Thanks for hurting me.

Thanks for hurting me è la terza tappa del progetto Sulle passione dell’anima ed è dedicato all’esperienza emozionale e sensoriale del dolore, processo che permette di santificare l’uomo e allontanarlo dalla vita.

“L’avvento del nichilismo ha annullato ogni valore metafisico in un sistema dominato dalla tecnologia e dalla scienza. Quindi – si legge nelle note della compagnia – il dolore viene estirpato dalla vita perché non abita più persone ma strumenti. Dal mutato rapporto con il dolore sorge una nuova modalità di  pensiero che celebra il mondo virtuale, la velocità e la narcosi, in una sola parola, la fuga. Visioni e narrazioni in cui vere storie e biografie inventate si mescolano fra loro, in cui si mette in crisi l’idea di una narrazione ufficiale e oggettiva e si inseguono invece rappresentazioni più oblique e complesse. L’idea è di orchestrare una polifonia di sensazioni in cui il senso di drammatizzazione vale molto di più del processo di descrizione, creare una drammaturgia a più livelli, multidimensionale riconducibile all’eliminazione dei confini tra le discipline artistiche, mettendo il corpo protagonista dell’intero processo artistico. La drammaturgia del lavoro si serve come complice dell’universo kafkiano attraverso dispositivi necessari per imbastire una scrittura del corpo sincretica dove il dolore insegna ad ascoltare e a trasmettere l’unicità dell’essere umano”.

Regia, coreografia, scene e costumi sono firmati da Enzo Cosimi, l’interpretazione e collaborazione alla coreografia sono di Paola Lattanzi, Elisabetta Di Terlizzi, Alice Raffaelli, il video è di Stefano Galanti, il disegno luci di Matteo Crespi ed Enzo Cosimi, la musica a cura di Enzo Cosimi e Stefano Galanti e i testi di Giulia Roncati con il sostegno per la residenza di Amat, artedanzae20/DanceHaus e di Festival Quartieri dell’Arte di Viterbo.

Cristina Capodaglio

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