Teatro e dintorni

Odissea. Marco Paolini nelle Marche.


Un’Odissea tascabile ridotta a un oratorio diviso in movimenti, rapsodie ballate e frottole. Marco Paolini arriva nelle Marche nel cartellone del TAU / Teatri Antichi Uniti con la sua U. Piccola Odissea tascabile il 31 lugio al Teatro Romano di Ascoli Piceno, il 1 agosto all’Anfiteatro Romano di Urbisaglia e il 2 agosto 2017 alla Rocca Costanza di Pesaro nell’ambito di Rocca Costanza Scena Aperta, su iniziativa dei rispettivi Comuni con l’AMAT. 

“Ho scritto questa sintetica Odissea – afferma Marco Paolini – quindici anni fa e da allora l’ho letta e suonata di tanto in tanto, sia da solo che in compagnia. Giorgio Gaslini e Uri Caine hanno composto e improvvisato per la prima esecuzione nel 2003. Poi Mario Brunello e Tolo Marton mi hanno accompagnato e guidato nel rileggerla qualche anno dopo. Mi piace immaginare che succederà ancora di trovare musicisti complici in questo viaggio, nel frattempo ho ripreso ad allenarmi per narrarla e suonarla anche da solo”.Un Preludio, diviso in cadenze, anticipa brevemente la vicenda e le chiavi di lettura. La storia di U non finisce con il ritorno in Patria. Un epilogo serve a narrare la morte di U non come prevista dall’indovino Tiresia, ma come immaginata da Dante, in mare. La narrazione di Paolini viaggia su invenzioni di linguaggio immediato, pop, politicamente scorretto ma che mantiene fedelmente tutte le corrispondenze con le tappe, gli incontri e le peripezie del viaggio omerico. L’oralità riassume i canti dell’Odissea attraverso una sorta di verso libero che a tratti si fa ritmo sonoro, ballata che viaggia tra luoghi comuni, gli oggetti simbolo e feticci del nostro tempo trattati come isole di spazzatura galleggianti in mare. Non c’è compassione nella lingua quando descrive la terra, il mare è l’unico luogo dove essa può ancora avere un senso. È una storia tagliente questa narrata dal punto di vista di chi per salvarsi deve mentire, travestirsi, ingannare, combattere. La rotta tortuosa di U incrocia altre traiettorie di naufraghi. La barca di U è diventata una flotta. Per ridare dignità a un milione di odissee serve immaginarne il coraggio, la bellezza e l’astuzia e non solo l’orrore. Serve stupore e non solo pietà, serve ironia dentro la tragedia. Andrea Zanzotto diceva che la poesia è come una lettera che deve mendicare ascolto viaggiando fino a trovare un destinatario. Anche se non ambisce al titolo di poeta, l’attore sa che dovrà mendicare attenzione in questo tempo alla sua storia. E sa anche che sta a lui riuscirci. Lo spettacolo è prodotto da Jolefilm.

Cristina Capodaglio

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