BettyBecco

VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI.


Il Teatro delle Albe guarda a Oriente per raccontare la vita di Aung San Suu Kyi, per oltre 20 anni agli arresti domiciliari sotto la dittatura militare birmana. A partire dalla figura di questa donna mite e determinata, Nobel per la pace nel 1991, la scrittura di Martinelli si allarga a una riflessione sul mondo contemporaneo.

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Questo lavoro è nato in volo. Stavamo sorvolando l’Atlantico, diretti a La MaMa di New York.
Sfogliando, per passare il tempo, quelle riviste che si trovano sugli aerei, casualmente ho visto il volto sorridente di Aung San Suu Kyi e ho chiesto a Ermanna: non ti assomiglia?
Tutto parte dalla domanda con cui si apre questa Vita: è distante la Birmania? Evidentemente no. È “poco lontano da qui”, come ogni luogo del pianeta. La Birmania nella nostra Vita è una maschera per parlare anche di noi. Si racconta il lontano per trovarlo sorprendentemente “prossimo”. L’estate scorsa siamo andati fin là, in quell’estremo oriente che non avevamo mai attraversato, perché il nostro pensare lo spettacolo si sostanziasse di colori, umori, sguardi. Materia. Differente, simile, fraterna umanità. Siamo capitati nella stagione dei monsoni, piogge torrenziali, fiumi di fango. Buio. Squarci d’oro delle pagode.  
C’è qualcosa di scandaloso nella vita di Aung San Suu Kyi: la mitezza d’acciaio, la compassione, la “bontà”, un termine che avrebbe fatto storcere il naso a Bertolt Brecht. La “bontà” intesa come la intende Aung San Suu Kyi, e come prima di lei una teoria di combattenti, da Rosa Luxemburg a Simone Weil, da Gandhi a Martin Luther King, da Jean Goss a Aldo Capitini, (più i tanti, innumerevoli “felici molti” di cui ignoriamo il nome), è scandalo in quanto eresia, ovvero, etimologicamente, scelta: si sceglie di non cedere alla violenza, alla legge che domina il mondo, si sceglie di restare “esseri umani”: nonostante tutto. Interrogarci sulla vita di Aung San Suu Kyi ha significato interrogare il nostro presente: cosa intendiamo per “bene comune”? Per “democrazia”? Cosa significano parole come “verità e giustizia”? Ha senso usare queste parole, e come? Non sono ormai usurate, sacrificate sull’altare della chiacchiera dei media? O hanno senso proprio partendo dalla volontà di un sereno, paradossale, gioioso “sacrificio di sé”? Di un silenzioso, non esibito eroismo del quotidiano? Di un cercare nel quotidiano “ciò che inferno non è”, e dargli respiro, spazio, durata?…

21 novembre – 22 novembre – Sala de Berardinis – Arena del Sole Bologna.
VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI. di MARCO MARTINELLI, ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari, produzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro, spettacolo presentato in collaborazione con Centro La Soffitta – Dipartimento delle Arti, Università di Bologna.
Cristina Capodaglio
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