il gallo di MEZZANOTTE

Dedicato… a C.B.


Nell’ambito della programmazione della Città del Libro 2014, a Campi Salentina, Marina Polla De Luca attrice e donna al fianco di Carmelo Bene per cinque anni, dal 1984 al 1989, ha portato in scena uno spettacolo dedicato al grande artista salentino.

Città del Libro 2014 ha omaggiato lo scorso 14 dicembre 2014 il grande artista, originario di Campi Salentina, Carmelo Bene offrendo a tutti i cittadini uno spettacolo teatrale unico e irripetibile, un melologo, uno spettacolo particolare dove si alternano composizione letteraria e accompagnamento musicale. Un concerto multimediale scritto e interpretato dalla stessa autrice.

Marina Polla de Luca ha iniziato a comporre i testi nel lontano 2001, dal ritorno in Italia dell’attrice recatasi negli Stati Uniti dopo la separazione da Carmelo Bene. Un lavoro lungo, portato in scena in numerosi teatri italiani e che adesso arriva anche a Campi Salentina.

La stessa autrice descrive il suo spettacolo come “un monologo che vuole essere la voce di una donna come tante, una donna che attraverso la sua passione e la sua ricerca spasmodica dell’Amore con la A maiuscola, a posteriori, incarna l’ode all’ “impossibilità dei rapporti”.

Carmelo ha lavorato sempre in autoproduzione, con un montatore e un operatore di macchina (stessa cosa in teatro per quanto riguarda la ricerca tecnologica sul suono). Rappresentava dunque, già in epoca non sospetta, un modello di libertà creativa, soprattutto rispetto alla tirannia della storia contemporanea, della storiellina insomma, del piccolo copione, o del copione piccolo. Ed è questa la lezione di libertà che i nuovi artisti visionari – non visivi – dovrebbero riscoprire: strano no, detto da una persona che dopo di lui ha frequentato una scuola americana di scrittura e che oggi fa principalmente l’autrice!? Mah! Forse no! e, comunque, io mi prodigherò perché i giovani imparino a inciamparci dentro!!!

salome_carmolo_bene

Marina Polla De Luca : “Io come donna non ho mai voluto cambiare la vita di nessuno”, hai detto rispetto a Bene. Poi, però, dopo cinque anni di storia c’è stato il bisogno di mettere un Oceano di mezzo tra di voi: è stato il tuo bisogno di crescita a farti partire? Era lui che aveva bisogno di lasciarti andare o di essere lasciato andare?

I giorni della separazione da Carmelo portano con sé il ricordo di un grande dolore, per questo l’elaborazione del lutto ha avuto bisogno di un oceano in mezzo e di tantissimo tempo, sia per comprenderlo e definirlo in quanto dolore, sia per superarlo ed essere quindi in grado di riappropriarmi della mia vita e della compagnia di un grande uomo da cui inizialmente mi sono sentita abbandonata, ma che ora – ne sono certa – cammina di nuovo al mio fianco.
Quando finisce una storia, se c’è stato un grande incontro e un grande amore, non è mai facile capire chi abbandona e chi è l’abbandonato, anche perché se si è stati veramente in due (ecco spiegata la frase che tu citi nella domanda “non ho mai voluto cambiare nessuno”) i punti di vista sono appunto due e mai uno solo.
Nella mia esperienza ho imparato che i bisogni e le necessità del con-vivere nel quotidiano, in quanto “coppia”, sono ben distinti dai sentimenti forti come l’amore e la passione che non finiscono mai.

Era l’estate del 1988, stavamo già provando da qualche mese La cena delle Beffe, questo era lo spettacolo scelto dopo il successo di Hommelette for Hamlet, della stagione precedente. Con noi aveva già provato anche Eros Pagni, con cui c’eravamo incontrati per qualche giorno a Milano. Ora ci stavamo riposando al mare prima di ricominciare le prove e iniziare una nuova stagione. Un giorno, in un tramonto fantastico che solo Forte dei Marmi riesce a regalare nei tardi pomeriggi di settembre, mentre stavamo leggendo, ognuno il suo libro, sotto una delle tende del bagno Dalmazia, dove da anni passavamo le nostre vacanze, C.B. appoggiò il suo bicchiere su un tavolino di legno, traballante sulla spiaggia, e poi parafrasando una frase di Leopold von Sacher-Masoch (autore che tanto mi-ci piaceva) senza un motivo preciso disse: il matrimonio non può basarsi che sulla dis-eguaglianza che garantisce l’in-comprensione reciproca. Ma le passioni più grandi si sprigionano dai contrasti: noi ora siamo due contrari, diventeremo due nemici – questo mio amore è in parte odio e in parte timore – perché io so che si può amare veramente solo ciò che ci domina. Dopo qualche secondo di silenzio aggiunse: sei una donna adesso. Vai.
A ottobre venne annunciato alla Scala di Milano (co-produttore de La Cena delle beffe) che lo spettacolo era cambiato. Il cast non comprendeva più né Eros Pagni né Marina Polla de Luca: la nuova scrittura di scena sarebbe stata consegnata dopo aver fatto i provini alla ricerca della nuova “Ginevra”. Quella è stata l’ultima estate che io sono andata a Forte dei Marmi con Carmelo: nell’ottobre del 1989, dopo aver finito la tournée di Beata Lei (per l’ultima volta sotto scrittura con Nostra Signora s.r.l.) prendevo il mio aereo per New York e nei mitici stati americani sarei rimasta per dieci anni. 

Cristina Capodaglio

 

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