Teatro e dintorni

Il giardino dei ciliegi. Naturalmente Cechov.


Attraversato da un tono malinconico non privo di venature comiche, Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov racconta la fine di un’epoca, quella dell’aristocrazia, e l’avvento di una nuova classe dirigente rappresentata dalla borghesia imprenditoriale. Rientrata in Russia con la diciassettenne figlia Anja, dopo cinque anni trascorsi a Parigi, Ljubov’ Andreevna Ranevskaja, detta Ljuba, viene messa al corrente dai parenti e dai dipendenti della grave situazione debitoria che attanaglia il suo patrimonio e della conseguente impossibilità di evitare che la sua amata casa di famiglia, famosa per il bellissimo giardino di ciliegi, venga messa all’asta. Il nuovo proprietario della tenuta sarà così Lopachin, ricco commerciante figlio di un vecchio servo della casata, mentre a Ljuba e a suo fratello Gaiev non resta che dire addio alla dimora della loro infanzia. Mentre la famiglia sparisce dal proprio orizzonte esistenziale, si odono i primi colpi d’ascia che abbattono gli alberi del giardino per far posto alla lottizzazione del terreno in tante villette.

giardino

Il regista Luca De Fusco propone quello che lui definisce un approccio “mediterraneo” al capolavoro cechoviano, individuando un collegamento tra la società russa e quella napoletana, e meridionale in generale, di fronte ai rivolgimenti imposti dall’era industriale d’inizio Novecento. «Sia la società russa – afferma De Fusco – che quella del nostro meridione hanno avuto grandi difficoltà a entrare nella logica della rivoluzione industriale e la trama stessa del Giardino riflette questo fenomeno. Inoltre i collegamenti tra Russia e Napoli non sono soltanto sociologici ma anche estetici e riguardano le affinità tra un teatro estroverso, comunicativo, caldo, come quello russo, riscontrabili nel teatro napoletano. Non a caso le tradizioni recitative russa e napoletana vengono spesso accomunate tra le massime eccellenze attoriali».

Terminato nell’ottobre del 1903 Il giardino dei ciliegi è l’ultimo testo scritto per il teatro dal medico Anton Cechov (1860-1904), il quale, pochi mesi dopo la prima rappresentazione del gennaio 1904 al Teatro d’Arte di Mosca diretta da Kostantin Stanislavskij e Vladimir Dančenko, morirà di tisi, a soli 44 anni, chiudendo una intensa carriera di scrittore, iniziata come autore di racconti caratterizzati da una straordinaria capacità d’indagare l’animo umano e culminata in un pugno di opere per il palcoscenico (Ivanov, Il gabbiano, Zio Vanja, Tre sorelle e, appunto, Il giardino dei ciliegi) che sono considerate dalla critica internazionale come uno dei fondamentali contributi all’origine del teatro moderno.

Prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e dal Teatro Stabile di Verona, Il giardino dei ciliegi è interpretato da Gaia Aprea, con Paolo Cresta, Claudio Di Palma, Serena Marziale, Alessandra Pacifico, Giacinto Palmerini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Gabriele Saurio, Sabrina Scuccimarra, Paolo Serra, Enzo Turrin. Versione italiana Gianni Garrera. Regia di Luca De Fusco. Scenografia di Maurizio Balò, costumi di Maurizio Millenotti, musiche di Ran Bagno, Coreografie di Noa Wetheim e luci di Gigi Saccomandi.

Il giardino dei ciliegi è in scena al Teatro Corte di Genova dal 6 all’ 11 gennaio 2015.

Cristina Capodaglio

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