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Cappella degli Scrovegni. Padova.


Cappella degli Scrovegni a  Padova custodisce affreschi di Giotto ed è considerato uno dei massimi esempi di arte medievale dell’Occidente. Si trova all’interno dei Giardini dell’Arena (per la presenza delle mura romane dell’arena), a circa 700 metri dalla stazione ferroviaria della città.

Dal 25 marzo 2014 riprende l’iniziativa “Giotto sotto le Stelle”: tutti i giorni, esclusi i lunedì non festivi, la Cappella degli Scrovegni sarà visitabile anche in orario serale.

La storia: Enrico degli Scrovegni, padovano appartenente ad una ricca famiglia di tradizione banchiera, chiamò Giotto a realizzare gli affreschi della sua Cappella familiare. Il maestro, che aveva già dato prova della sua pittura rivoluzionaria ad Assisi, completò il ciclo di pitture tra il 1303 e il 1305.

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Il ciclo rappresenta le storie della Vergine e di Cristo, terminus a quo per l’uomo cristiano, ed è idealmente concluso nella controfacciata dal dipinto del Giudizio Universale che termina la vicenda della stirpe umana sulla Terra. Sulla sua realizzazione da parte di Giotto si hannno testimonianze dirette da parte dello scrittore di cronache medievali Riccobaldo Ferrarese e da parte del poeta Francesco da Barberino. Ciò nondimeno gli studiosi riconoscono nel ciclo di affreschi anche mani differenti ma sembra che il loro intervento si limiti alle scene minori cosìcché Giotto dovrebbe aver onorato fino in fondo la ricca committenza dello Scrovegni.

Il mandato di Enrico a Giotto aveva inoltre per il primo un significato ben preciso: fare il banchiere nel Medioevo era infatti sinonimo di esercizio dell’usura, peccato capitale secondo le dottrine che al tempo non erano meri documenti storici ma erano piuttosto considerati manuali di morale da esercitare sia in privato sia in pubblico. Il padre di Enrico, Rinaldo Scrovegni, fu posto da Dante nell’Inferno tra gli usurai e nel grande affresco del Giudizio Universale si può apprezzare Enrico offrire alla Madonna, affiancata da Santa Caterina d’Alessandria e da San Giovanni, una rappresentazione pittorica della Cappella stessa. Curioso notare che qui appaia una struttura absidale che oggi non c’è; pare infatti che verso la fine dei lavori i vicini Eremitani si lamentarono della maestosità e della grandezza dell’opera architettonica che ormai era diventata una vera e propria chiesa e ne chiedessero quindi un ridimensionamento che quindi probabilmente ottennero.

Cristina Capodaglio

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