Scatola a 5 lati

Moni Ovadia. Adesso Odessa. La città schifosa.


Il Teatro della Corte di Genova segna un gradito ritorno in città di Moni Ovadia che nel suo nuovo spettacolo è affiancato per l’occasione da tre musicisti guidati dal celebre violinista Pavel Vernikov.

Si tratta di un viaggio fra musica e parole nelle viscere di quella città, perla del Mar Nero, che lo scrittore ebreo sovietico Isaak Babel, nei suoi Racconti di Odessa, chiama “la città schifosa”. Un viaggio tra le pagine di Babel, ma punteggiato anche da un’antologia di barzellette e aneddoti sugli ebrei e sui loro vizi, che Ovadia racconta con la consueta “verve” comica. Un percorso musical-letterario nella storia di una città, dallo zarismo allo stalinismo, lungo il quale si ascoltano canzoni “yiddish”, alcuni travolgenti brani popolari e i ritmici valzer di Shostakovich.

Ovadia OdessaDefinita la Napoli ebraica del meridione russo, ancora nei primi decenni del Novecento Odessa era per metà della sua popolazione composta da ebrei. Ed ebraica era anche la picaresca malavita che spadroneggiava nel quartiere della Moldavanka, come ebreo fu Leonid Utosov, definito il Fred Buscaglione degli anni Venti per le sue canzoni gaglioffe e maledette che celebrano quel mondo popolato di banditi, tagliagole e gigolò, di donne perdute e di vite dissipate nel gioco e nell`alcool. Protagonista nel 1905 del moto di rivolta popolare celebrato sullo schermo dalla Corazzata Potemkin, la Odessa ebraica andò però progressivamente sparendo, travolta sia dal genocidio perpetrato dal nazismo con la complicità dei romeni nel corso della seconda guerra mondiale, sia dalle spietate purghe staliniane.

Attraverso i racconti di Babel, le canzoni di Utosov e un alternarsi di musiche colte e non, Moni Ovadia e Pavel Vernikov costruiscono uno spettacolo che allegramente si propone come un mix di narrazione, canto e cabaret, una fusione di sapienza letteraria, musicale e teatrale condita da quella punta di umorismo grottesco tipico di molti spettacoli di Ovadia, nei quali fa costantemente capolino l’ironia, o meglio l’autoironia, peculiare dell’ebraismo.

Adesso Odessa diventa così quello che Ovadia definisce «un viaggio vibrante e appassionato nelle viscere di una città che ha mille storie da raccontare, in una metropoli dall`anima viva, dove i destini dei suoi abitanti si intrecciano alla magia delle note dei violini e alle suggestioni della musica jazz» in uno spettacolo che è insieme una pagina di storia del Novecento e un gioco dai ritmi scatenati, che trascinano il pubblico a «grandi risate» (“L’Unità”), travolgendolo anche in un «finale in crescendo con jam session dixieland in stile odessita» (“La Repubblica”).

Dal 28 al 30 aprile 2014 a Genova, Teatro della Corte.

Cristina Capodaglio

 

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