Parterre e asfalto

Lo Straniero. Albert Camus.


Il Teatro Duse di Genova è lieto di ospitare dal 23 al 26 marzo 2014 il testo scritto tra il 1938 e il 1940 e pubblicato nel 1942, Lo straniero di Albert Camus (1913-1960).

Si tratta di uno dei romanzi più noti della letteratura del Novecento. Un classico che si snoda in «un racconto nel quale si mescolano due piani entrambi esposti a una luce crudele», annota il regista Franco Però: «Il sole di mezzogiorno in una spiaggia del Mediterraneo, dove non ci sono ombre, i corpi sono nudi come i sentimenti a cui sono soggetti, e la luce spietata del processo, in cui la società interroga e poi assolve e condanna». E in questo contesto per il protagonista Mersault ci sono anche la morte della madre, un amore vissuto come una sospesa passione e l’assassinio senza causa di un arabo sul lungomare di Algeri.

LO-STRANIEROPunteggiato di elementi autobiografici (i rapporti con la madre, gli anni trascorsi ad Algeri, il lavoro presso una casa di spedizioni), il capolavoro di Albert Camus racconta la storia di un uomo, Mersault, che attraversa “da straniero” il percorso narrativo che parte dal funerale della madre e arriva alla vigilia della sua morte sul patibolo, soffermandosi sulla sua relazione con Marie e sugli occasionali incontri con i vicini: il losco Syntès e il vecchio Salamano sempre in lite con il suo cane. Questo giovane impiegato per cui ogni cosa “è uguale” (la vita, la morte, l’amore) lo si riconosce subito come un inquietante nostro contemporaneo. Lo straniero è un breve romanzo moderno, adattato per il teatro da Robert Azencott, in cui Camus ha sintetizzato lo spaesamento e la definitiva mancanza di riferimenti che caratterizzano la nostra epoca, privilegiando il racconto di un omicidio senza motivo (un colpo di pistola sparato d’impulso, seguito da altri quattro esplosi con feroce ma incosciente accanimento) e del conseguente processo, che si svolge praticamente senza difesa.

«Su una scena cosparsa di sabbia e pervasa di luce si consuma l’epilogo di una vita disperatamente senza qualità» (“Sipario”), che Franco Però traduce, con l’aiuto dell’interpretazione «asciutta e rassegnata di Alessandro Averone», in «uno spettacolo di valore che restituisce da dentro la complessità del romanzo» (“Gazzetta di Parma”), facendo ricorso a uno stile «conciso, netto, lucido e misteriosamente poetico» (“La Repubblica”) per un allestimento «di efficace esito didattico-pedagogico e di grande qualità recitativa, che fa dei vari personaggi rappresentati in scena gli irrinunciabili testimoni di una storia soprattutto privata, semplice ed esemplare» (“Hystrio”).

Cristina Capodaglio

 

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