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Non si sa come. Pirandello.


L’affermata Compagnia Lombardi-Tiezzi affronta ancora una volta il grande Pirandello con Non si sa come, uno degli ultimi drammi scritti dall’autore siciliano, e lo fa con la formula di successo che vede Federico Tiezzi alla regia e Sandro Lombardi in scena, affiancato dai bravissimi Pia Lanciotti, Francesco Colella, Elena Ghiaurov e Marco Brinzi.

Ospite ieri 21 febbraio al Teatro Persiani di Recanati, stasera e domani 23 febbraio 2014 verrà rappresentato sul palco del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno nelle rispettive stagioni di prosa promosse dai Comuni e dall’AMAT.

Non-si-sa-comeNon si sa come si apre su un quadretto di genere idillico, quasi stucchevole: una mattina sul finire di settembre, sull’incantevole terrazzo della casa di Giorgio Vanzi, i protagonisti, che appartengono a una borghesia agiata, conducono una vita disinvolta. Un idillio che nasconde un altro spazio, meno evidente e tuttavia molto più reale di quello sociale: una macelleria della psiche, un sanguinoso mattatoio metafisico dove i corpi e le coscienze sono fatti oggetto della più violenta vivisezione che la drammaturgia italiana del secolo scorso conosca.

Al centro del dramma vi è il rovello di Romeo Daddi, che, dopo aver ceduto un momento alla passione per Ginevra, moglie dell’amico Giorgio, si rende conto di quanto sia facile commettere un atto che forse può rivelarsi una colpa, senza averne responsabilità, perché il fatto è accaduto non si sa come, fuori della coscienza di chi lo ha compiuto. A tormentare Romeo sono tutti quegli atti che, non si sa come, ci portano a fare quello che facciamo. Preso dall’irrefrenabile desiderio di scoprire negli altri questi delitti Romeo dà inizio a una specie di seduta freudiana di gruppo. Da questa situazione di partenza Pirandello svolge uno dei suoi drammi più feroci e strazianti, immergendosi, come armato di un bisturi dell’animo, nei labirinti segreti del cuore e della psiche umani, nell’ennesimo tentativo, più che mai riuscito, di dimostrare che, come scriveva lo studioso Giovanni Macchia, «ciò che noi conosciamo di noi stessi, non è che una parte, una debolissima parte, di ciò che siamo».

Il regista Federico Tiezzi conferma il suo interesse per la fase estrema del drammaturgo siciliano: Non si sa come, che è del 1934, contende ai Giganti della montagna il titolo di ultimo dramma composto dallo scrittore. Lo spettacolo succede all’allestimento di Un amore di Swann, dal romanzo di Marcel Proust, e costituisce un ideale ‘secondo tempo’ di una riflessione scenica sull’ebbrezza e la tortura dell’amore: un amore inteso non solo come manifestazione emotiva, ma come lo spazio di una violenta verifica della ‘tenuta’ della condizione umana nel momento della sua più alta e significativa tensione storica ed esistenziale.

Cristina Capodaglio

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