Fashion We Like

Fashion Week. Milano.


L’inizio della settimana della moda milanese è un’occasione importante per Greenpeace, la quale non perde occasione di DENUNCIARE abusi e sopprusi perpetrati dalle griffe

Questa volta l’associazione ambientalista ha fatto partire un comunicato, ripreso dai principali media, sulla presenza di sostanze tossiche negli abiti e accessori di griffe come Vuitton (che a Milano non sfila), Versace, Dolce e Gabbana.

Julian ZigerliNaturalmente è subito seguita la smentita francese. “La sicurezza dei nostri clienti e la protezione dell’ambiente sono questioni che consideriamo molto seriamente e che da sempre sono prioritari per Louis Vuitton”, si legge in una nota del gruppo Lvmh. “Tutti i prodotti sono conformi agli standard internazionali riguardanti l’ambiente e la sicurezza. Riguardo i nostri prodotti (ballerine) citati dall’annuncio di Greenpeace, Louis Vuitton rileva livelli di concentrazione minori di quelli previsti ad oggi dagli standard internazionali”. Inoltre, “le nostre calzature sono prodotte in Italia”.

Che cosa significa? Forse gli italiani non contribuiscono all’inquinamento? E già! Visto il mono in cui vengono fatte le leggi e i decreti legge nel nostro paese!

Inoltre, per rimanere sull’argomento abiti e griffe, sembra sia stato scoperto nella zona industriale di San Romano, comune di Montopoli Valdarno (Pisa) un tomaificio fantasma. Da tempo in disuso, un capannone industriale ospitava due appartamenti ricavati negli ex uffici aziendali, uno dei quali era affittato dal 2010 a una famiglia cinese composta tra 3 persone. Le verifiche anagrafiche e soprattutto alcuni movimenti anomali osservati intorno al capannone hanno destato sospetti. Così è scattato il sopralluogo, condotto dalle forze dell’ordine insieme ad Asl, Arpat e dipartimento del Lavoro di Pisa, che ha evidenziato come gli inquilini avessero riaperto una porta murata che collegava l’appartamento con il laboratorio da anni abbandonato: qui avevano ricavato sette locali dormitorio, con annessi macchinari per calzatura. Dalla direzione provinciale del lavoro saranno effettuate verifiche sulle aziende che si sono avvalse del laboratorio abusivo, anche se il quadro appare tristemente chiaro: “Dai primi riscontri – rivela il sindaco, Alessandra Vivaldi – pare che tra queste ci siano anche aziende che lavorano per importanti griffe”.

Cristina Capodaglio

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