Parterre e asfalto

La pace perpetua.


Dopo le date di San Benedetto del Tronto e Jesi torna nelle Marche – al Teatro Lauro Rossi di Macerata il 18 8 e 19 febbraio 2014 – La pace perpetua, lo spettacolo che è stato definito da più critici “il più promettente del decennio” tratto da un testo folgorante del geniale drammaturgo madrileno Juan Mayorga e diretto dal figlio minore di Vittorio Gassmann, il talentuoso Jacopo, appena trentenne.

“Il testo di Mayorga è qualcosa che rappresenta profondamente il nostro mondo – scrive Anna Bandettini sulle pagine di “la Repubblica” – parla di terrorismo, di potere e dei modi in cui si esercita per condizionare le esistenze. Il teatro è storia di uomini. E questa idea permea profondamente lo spettacolo di Jacopo Gassmann e il suo linguaggio scarno ed essenziale.” Dentro una grande scatola di plexiglas (di Alessandro Chiti), va in scena una grande metafora, quella della competizione tra tre cani per aggiudicarsi il collare bianco del migliore cane antiterrorismo, una metafora che tocca i punti più spinosi della contemporaneità.

foto-3“Il teatro accade nel pubblico – scrive Jacopo Gassmann nelle note allo spettacolo – non nei ruoli ideati dall’autore. Nemmeno nella scena che occupano gli interpreti. Il teatro accade nell’immaginazione, nella memoria, nell’esperienza dello spettatore”. È da questa intuizione fondante e costitutiva del pensiero di Juan Mayorga che nasce la nostra estrema fascinazione per la sua opera.Affrontare un testo come La Pace perpetua vuol dire operare costantemente in bilico fra la passione e il bisogno di trovare soluzioni espressive alle infinite domande che sottendono il testo e la consapevolezza che tutto ciò che verrà proposto in scena dovrà recare con sé una certa meticolosa, consapevole incompiutezza che potrà forse soltanto definirsi nel corto circuito fra palco e platea: rigenerandosi cioè come ulteriore domanda. Il grande dono di Mayorga è quello di sapere offrire a tutti noi, senza mai volerci educare, delle possibili chiavi di lettura, dei possibili spunti di riflessione rispetto ai conflitti e ai paradossi che ci abitano e che ci dominano. Immanuel, John John, Odìn e Casius, i cani protagonisti della nostra opera, sono tutti parte e parti di noi stessi. Sono cani parlanti e pensanti, come in una moderna allegoria kafkiana, che però preservano il loro istinto, il loro fiuto e il loro cuore animale, e il cui silenzio spesso ci pone di fronte alla nostra impotenza (vergogna?) di non avere soluzioni di fronte alle nostre stesse contraddizioni, alla nostra “zona grigia”. Le loro storie, le loro domande ci pongono dei conflitti della ragione, del sentimento, dell’istinto e dell’idealità e che, solo nel finale, nel momento della responsabilità collettiva, chiamano ciascuno dei protagonisti a compiere una scelta, forse indicibile, forse irrappresentabile ma soprattutto, ed è quel che conta, invitano ciascuno di noi ad assumere comunque un punto di vista critico.”

Cristina Capodaglio

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3 thoughts on “La pace perpetua.

    • Grazie e spero continuerai a seguirmi… ho visto lo spettacolo ieri sera; molto interessante la scenografia, le luci e la musica. Bravi gli attori e complimenti al “piccolo Gassmann” che tra l’altro era presente in sala…ma soprattutto complimenti al testo da seguire in 90′ come fosse una lezione universitaria…

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