il gallo di MEZZANOTTE

Yayoi Kusama. L’Arte è Donna.


L’autobiografia di Yayoi Kusama si intitola Infinity Nets ed è stata scritta ai primi anni del 2000 e solo oggi tradotta in italiano e pubblicata da Johan & Levi.

Yayoi Kusama nasce a Matsumoto nel 1929 da una famiglia giapponese estremamante tradizionalista che gli impedirà di esprimersi attraverso l’arte, unico sollievo ai suoi patimenti esistenziali e crisi nervose. Si trasferisce a New York con l’intento di conquistarla nonostante i primi anni saranno per lei bui per la scarsa disponibilità economica ed i suoi continui collassi nervosi, la solitudine. Sarà l’arte a  a salvarla: esorcizza le proprie paure con i celebri Infinity Nets, tele completamente ricoperte di pois, sulle quali mette in atto la ripetizione maniacale di un gesto che diventa catartico, e da cui gli infiniti puntini debordano andando a riempire il tavolo, il pavimento, il suo stesso corpo. Ripetendo sempre i medesimi movimenti la rete di pois, la sua cifra, si allarga all’infinito fino alla self-obliteration, azione con cui pone la propria figura ricoperta di pois davanti a uno sfondo anch’esso a pois per risultare “assorbita da un’entità infinita”.

Yayoi-Kusama-sillonSi occuperà anche di scultura producendo le Soft Sculptures, ovvero organi sessuali maschili sua grande ossessione e che avranno un valore salvifico.Yayoi Kusama: “La stragrande maggioranza degli oggetti che produco è di questo genere, il che fa pensare ad alcuni che io sia una fissata, ma si tratta di un clamoroso fraintendimento. Al contrario, il sesso mi fa molta paura. Ho cominciato a costruire falli nel tentativo di superare le mie fobie: avrei continuato a produrne e alla fine sarei riuscita a vincerle. In altre parole, quei falli erano una forma di automedicazione”. È questa quella che lei stessa definisce “arte psicosomatica”.

Famosa anche per le sue performance orgiastiche. Verso la fine degli anni sessanta Kusama inventa i Kusama Happenings: I Kusama Happenings diventarono sempre più famosi e mi procurarono un gran numero di ammiratori. Anche la stampa era in fermento, i giornalisti non facevano che domandarmi quando avrei organizzato un nuovo evento. Il pubblico era sempre più entusiasta e mi appoggiava. Ciò accadde, credo, perché ero stata tra i primi a dare alla gente ciò che i tempi richiedevano”.

Gli anni newyorkesi gli valsero l’amicizia di personaggi del calibro di  Georgia O’Keeffe, sua prima ammiratrice e benefattrice che Kusama definisce “una persona fuori dal comune, solitaria al punto da diventare eccentrica”, Donald Judd, Salvador Dalì, Andy Warhol,mio buon rivale”, David Smith e Joseph Cornell, suo amico e amante per diversi anni.

Yayoi Kusama ha superato i movimenti artistici più importanti della seconda metà del XX secolo trascendendo la pop art quanto il minimalismo con la sua sovrabbondante molteplicità di strumenti: pittura, performance, installazioni, opere letterarie, film, moda, design. Tutto al servizio di un racconto che di volta in volta allude a universi microscopici o macroscopici, alla vita e alla morte, all’essere e al non essere.

Nel 1975, per motivi di salute, ritorna definitivamente in Giappone. Da quel momento importanti personali e retrospettive sulla sua opere sono state allestite a Los Angeles, New York, Minneapolis, Tokyo, Londra, Parigi, Vienna, con un rimarchevole afflusso di pubblico. Nel 2000 il governo giapponese le conferisce il cinquantesimo premio del ministero dell’Istruzione e il premio del ministero degli Affari Esteri. Partecipa a due Biennali di Venezia, nel 1966 come rappresentante degli Stati Uniti d’America, e nel 1993 come rappresentante del Giappone. Nel 2001 partecipa alla prima edizione della triennale di Yokohama.

Nel 2012 grazie a Marc Jacobs, direttore artistico Louis Vuitton, ha collaborato con la maison francese realizzando le vetrine di tutti i punti vendita e una linea di abbigliamento e accessori, operazione che la riporta al mondo dell’alta moda dopo la particolare esperienza della Kusama Fashion Ltd.

Dal 1977 Kusama vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, per scelta personale, ma continua a dipingere quasi quotidianamente nello studio a Shinjuku.

Cristina Capodaglio

 

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9 thoughts on “Yayoi Kusama. L’Arte è Donna.

  1. grande Yayoi! 😀 dopo cinquant’anni la sua arte è ancora attuale (questa cosa la trovo anche un po’ inquietante, forse non siamo andati molto “avanti” ultimamente)

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