Teatro e dintorni

Pantani. Un prodotto della fabbrica degli orrori.


Pantani, lo spettacolo ideato e diretto da Marco Martinelli è in scena al Teatro Duse di Genova dal 17 al 20  dicembre2013.
Prodotto dal Teatro delle Albe e da Ravenna Teatro, Pantani nasce da un’idea di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari (che ha anche una parte sulla scena) che hanno affidato il racconto ad un gruppo di attori composto da Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Francesco Formino, Laura Redaelli e Pino Roncucci (che appare solo in video). L’ideazione dello spazio scenico è di Alessandro Panzavolta-Orthographe, i costumi sono del Teatro delle Albe, alla fisarmonica e autore delle composizioni musicali Simone Zanchini, tecnico luci e video Francesco Batacchio, tecnico del suono Fagio.

pantaniPantani l’idolo del ciclismo internazionale, Marco il “pirata” imbattibile in salita; ma anche il campione drogato, il “mostro” distrutto e infangato dai mass-media. Il successo e l’infamia. Una parabola breve e imprevista. Un dramma personale e famigliare. Quella di Pantani secondo il Teatro delle Albe di Ravenna non è solo una questione sportiva, ma un’autentica passione moderna. Il sacrificio di un simbolo sull’altare mediatico per ripulire le coscienze di un intero paese. Una storia che parla degli ultimi trent’anni della nazione italiana.
Marco Pantani viene ritrovato senza vita in un residence di Rimini il 14 febbraio 2004, giorno di San Valentino. Aveva appena compiuto 34 anni. Dopo i trionfi al Giro d’Italia e al Tour de France, le accuse di doping a Madonna di Campiglio lo hanno condotto a un lento ma inevitabile crollo psicologico fino a una morte forse tragicamente annunciata. Tra il campione adulato, l’icona di chi ha fatto rinascere il ciclismo come sport dell’impresa e della fantasia, e il morto di Rimini, che giace in mezzo alla cocaina nei panni di un vagabondo, vi è tutta la complessità di un’epoca al tempo stesso sublime e crudele che si mostra senza pudore. Senza vergogna. La scrittura teatrale di Marco Martinelli affonda nelle viscere della odierna società di massa che chiede sacrifici e capri espiatori. In scena, in una veglia onirica, affollata di personaggi, che come un rito antico ripercorre le imprese luminose dell’eroe, ci sono i genitori di Marco, Tonina e Paolo, che ancora oggi stanno chiedendo giustizia per la memoria infangata del figlio. Figure archetipiche di una Romagna anarchica e carnale, sospese come l’Antigone di Sofocle davanti al cadavere insepolto dell’amato. Cercano la verità, e non avranno pace finché non l’avranno ottenuta.

Cristina Capodaglio

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4 thoughts on “Pantani. Un prodotto della fabbrica degli orrori.

  1. Sono molto affezionato a Pantani, tuttora lo ritengo un grande campione. Mi è dispiaciuto molto quando ho appreso della sua morte e ancora di più quando sono trapelate le informazioni sulle circostanze in cui è avvenuta. La sua grandezza sportiva meritava sicuramente più rispetto da parte di tutti.
    Viste come sono andate le cose, sinceramente, le rappresentazioni della sua parabola non sono altro che una vetrina dell’ipocrisia e della miopia italiana.

  2. Spero che la rappresentazione passi da Milano.
    Dopo tanti anni emerge finalmente il vero senso della tragedia di Pantani.
    Sacrificato ipocritamente per nulla.
    Grazie della segnalazione.
    Giuseppe

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