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La Bisbetica si doma ancora?


Ha debuttato il 3 dicembre 2013 al Teatro della Corte di Genova La bisbetica domata di William Shakespeare per la regia di Andrej Konchalovskij, con repliche fino al 22 dicembre 2013.
Coprodotto da Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile di Napoli eTeatro Metastasio Stabile della Toscana, con la collaborazione di Napoli Teatro Festival Italia, La bisbetica domata (qui nella versione italiana di Masolino d’Amico e con l’adattamento dello stesso Konchalovskij) arriva a Genova dopo l’anteprima estiva a Napoli dove ha riscosso un ottimo successo di pubblico.

la_bisbetica_domataI due ruoli principali sono sostenuti da Mascia Musy (Caterina) e Federico Vanni (Petruccio), affiancati da Roberto Alinghieri (Vincenzo, padre di Lucenzio), Giuseppe Bisogno (Servo di Battista – Una guardia – Curzio), Adriano Braidotti (Tranio, servo di Lucenzio), Vittorio Ciorcalo (Battista Minola), Carlo Di Maio (Ortensio – Nataniele), Flavio Furno (Lucenzio), Selene Gandini (Bianca), Antonio Gargiulo (Biondello, servo di Lucenzio – Filippo), Francesco Migliaccio (Un pedante – Pietro), Giuseppe Rispoli (Gremio – Giuseppe – Un sarto), Roberto Serpi (Grumio, servo di Petruccio – Seconda guardia), Cecilia Vecchio (Una vedova – Zuccherina). Le scene sono firmate da Andrej Konchalovskij con la collaborazione di Marta Crisolini Malatesta, costumi di Zaira de Vincentiis, coreografia di Ramune Chodorkaite e luci di Sandro Sussi.

Dopo l’anteprima estiva al Festival di Napoli, La bisbetica domata secondo il regista russo Andrej Konchalovskij giunge sul palcoscenico della Corte con tutto il suo trionfo di ritmo, colori e vitalità. La lettura che Konchalovskij fa della commedia giovanile di William Shakespeare punta direttamente sul colore suggerito dalla sua ambientazione italiana (l’azione si svolge a Padova) e sul “plot” centrale che indaga in modo complesso la natura femminile. E lo fa non solo attraverso il personaggio della “bisbetica” Caterina (donna diretta, ma sincera), ma anche tramite quello della sorella Bianca, fanciulla solo apparentemente obbediente e remissiva, cresciute entrambe nella casa del nobiluomo Battista, il quale, in piena coerenza sia con l’epoca shakespeariana, sia con l’ambientazione dello spettacolo di Konchalovskij al tempo del fascismo, tende a disporre delle proprie figlie come merce da vendere al migliore offerente.
Da questa commedia ricca d’azione e di occasioni di divertimento, fondamentalmente gioiosa ma aperta a una approfondita riflessione sugli esseri umani, Andrej Konchalovskij ha tratto uno spettacolo dove tutto (anche i cambi d’abito e il trucco) si svolge “a vista” e punta direttamente sulla dimensione del gioco teatrale, in cui si moltiplicano le citazioni e gli ammiccamenti. Il teatro innanzitutto, pertanto. Per una rappresentazione che offre della Bisbetica domata una vivace interpretazione “all’italiana”; sensibile ai modelli della Commedia dell’Arte e non priva di esplicite reminescenze felliniane.

Per Andrej Konchalovskij, famoso soprattutto per le regie cinematografiche (A trenta secondi dalla fine o Tango & Cash), La bisbetica domata segna l’esordio teatrale italiano; ma in patria come sui palcoscenici internazionali è molto noto per le sue messe in scena di spettacolo qualiIl gabbiano di Cechov a Parigi (1987), Re Lear a Varsavia (2006) e Zio Vanja a Mosca (2009).

Cristina Capodaglio

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