Parterre e asfalto

Dostoevskij. La leggenda del grande inquisitore.


Una ricca stagione di prosa al Teatro Annibal Caro prende il via a Civitanova Marche il 30 novembre 2013 su iniziativa del Comune di Civitanova Marche, dell’Azienda Teatri di Civitanova e dell’ Amat.

la-leggenda-2L’apertura della stagione è affidata a Umberto Orsini, straordinario protagonista di La leggenda del grande inquisitore, tratto dal capolavoro di Dostoevskij I Fratelli Karamazov. Partendo dalla sua famosa interpretazione del giovane Ivan nel romanzo sceneggiato degli anni settanta diretto da Sandro Bolchi, l’artista si cimenta – diretto dalla regia di Pietro Babina – in un doppio ruolo, assumendo le vesti del narratore e dell’inquisitore, entrambi interpretati fra memoria e finzione, nostalgia e sofferenza. Si misura, attraverso uno specchio, con il se stesso giovane, quell’ideatore della leggenda che tra nostalgia e sofferenza srotola il suo personale nastro di Krapp. In scena, accanto al doppio personaggio, Leonardo Capuano, un Mefisto di eco faustiana con il quale l’Inquisitore si industria a classificare temi ossessivi quali fede, mistero, autorità, peccato e libertà. Un testo che è soprattutto un manifesto sulla autoprodotta mancanza di libertà degli uomini: l’Inquisitore si rivolge al Cristo affermando che gli uomini non sanno che farsene della libertà, demandano l’arbitrio ad altri e si deresponsabilizzano. Solo in questo modo paradossalmente di sentono liberi.

“Un Orsini tonico, in maglietta nera, sorridente, spalma mellifluo alcuni pezzi del Grande Inquisitore e qui il lavoro acquista un urto formidabile, testimoniando un mondo fatto di sottomessi, di felici rassegnati, di obbedienti elettori. Enorme performance, attraverso stili ed espressioni, di un Orsini prima ragionatore e poi scatenato”, scrive Rodolfo Di Giammarco sulle pagine de “la Repubblica”.

“Vivo da quarant’anni col Grande Inquisitore di Dostoevskij – racconta Orsini – da quando cominciai ad occuparmene in occasione dello sceneggiato che alla fine degli anni sessanta fu realizzato da Sandro Bolchi per la Rai-TV e che fu seguito da più di venti milioni di persone per otto settimane di seguito. Qualcosa di inimmaginabile oggi. (…) Interpretavo il fratello Ivan e per anni mi sono sentito dire da generazioni di spettatori che venivano ad incontrarmi nei camerini dei teatri: “Ma quell’Ivan Karamazov! Ma cose così perché non ne fanno più?”, sentendo nella loro voce un rimpianto e soprattutto una memoria sorprendenti”.

Cristina Capodaglio

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