Il Galimbo Rosso

Wilhelm Furtwängler. Un patriota controverso.


Luca Zingaretti e Massimo De Francovich sono i protagonisti dello spettacolo Torre d’Avorio, che mette sotto i riflettori uno dei problemi più discussi e irrisolti della storia: l’autonomia dell’arte di fronte alla politica.

furtwanglerBerlino, 1946: nell’ufficio del maggiore Arnold si trova il celebre direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler. I due si fronteggiano: l’ufficiale è ignorante e rozzo, Furtwängler ostenta superiorità ed è ben deciso a difendersi dall’accusa di complicità con il nazismo. Nella Germania occupata dalle truppe degli alleati si svolge la caccia a coloro che sostennero il regime nazista in tutti gli ambiti della vita civile. E se celebre fu la condanna a Norimberga di Albert Speer, l’architetto di Hitler, furono molti gli intellettuali chiamati a giustificare la loro permanenza o la loro presunta collaborazione con il regime tedesco. Per evitare tali problemi Furtwängler fuggi dalla Germania nel 1945, proprio dietro consiglio di Speer. L’artista diresse il suo ultimo concerto a Vienna il 28 gennaio 1945, eseguendo la  seconda sinfonia di Brahms, poi partì per Zurigo.

Furtwängler: “Sapevo che la Germania era in una situazione terribile; io mi sono sentito responsabile per la musica tedesca, ed è stato mio compito farla sopravvivere a questa situazione, per quanto ho potuto. La preoccupazione per il fatto che la mia musica potesse essere usata dalla propaganda ha dovuto cedere alla preoccupazione più grande di conservare la musica tedesca, di farla ascoltare al popolo tedesco. Questo popolo, compatriota di Beethoven, Mozart e Schubert, doveva ancora vivere sotto il controllo di un regime ossessionato dalla guerra. Nessuno che non abbia vissuto quei giorni può giudicare com’era. Non potevo lasciare la Germania in quello stato di massima infelicità. Andarsene sarebbe stato una fuga vergognosa. Dopo tutto sono un tedesco, qualunque cosa si possa pensare di questo all’estero, e non rimpiango di aver fatto questo per il popolo tedesco”.

Scrive Masolino d’Amico: “Furtwängler, universalmente acclamato accanto a Toscanini come il maggiore direttore d’orchestra della prima metà del secolo, non era stato nazista, e anzi non aveva nascosto di detestare le politiche del Terzo Reich. Ma nel buio periodo dell’esodo di molti illustri intellettuali che avevano preferito trasferirsi all’estero piuttosto che continuare a lavorare in condizioni opprimenti, era rimasto in patria, e aveva svolto la sua attività in condizioni privilegiate. Aveva scelto, in tempi durissimi, di tenere accesa la fiaccola dell’arte e della cultura, convinto che questa non abbia connotazione politica. Ma ecco ora che i vincitori vogliono vederci chiaro, e se possibile far crollare anche questo superstite mito della superiorità germanica”.

Il suo antagonista è un maggiore dell’esercito che detesta la musica classica, un venditore di polizze assicurative, un uomo che ha visto di persona gli orrori delle camere a gas. Soprattutto, un americano convinto nell’eguaglianza di tutti gli uomini sia nei diritti, sia nelle responsabilità.

La Torre d’avorio al Teatro Carignano di Torino in scena dal 19 al 24 novembre 2013.

Testo di di Ronald Harwood, traduzione Masolino d’Amico. Con Luca Zingaretti, Massimo de Francovich, Paolo Briguglia, Gianluigi Fogacci, Francesca Ciocchetti, Caterina Gramaglia. Regia di Luca Zingaretti, scene Andrè Benaim, luci Pasquale Mari, costumi Chiara Ferrantini, Zocotoco Srl.

Cristina Capodaglio

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4 thoughts on “Wilhelm Furtwängler. Un patriota controverso.

  1. Lo spettacolo dev’essere interessante. Quanto all’uomo, che dire? Se fosse stato ebreo avrebbe dovuto, anche se tedesco, fuggire, come fecero molti.

    • La questione è di essere allineato o no ad un regime e la sua posizione nei confronti del nazismo è stata alquanto ambigua ed è scappato in Svizzera poco prima della sconfitta di Hitler… quindi ha suscitato molti dubbi… intanto sua nipote è una famosa attrice di fictions in Germania…

      • Già! Dire “io ero tedesco e dovevo stare in Germania” significa essere allineato, secondo me. I tedeschi ebrei che stavano in Germania, pensando, come lui, che erano tedeschi, finivano a Dachau o ad Auschwitz. Anche i tedeschi oppositori politici. Non ha corso quel rischio.

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