Parterre e asfalto

My Fair Lady. Vittoria Belvedere. Teatro Gentile. Fabriano.


Il 19 ottobre 2013 si apre il sipario sulla stagione del Teatro Gentile di Fabriano nata dalla rinnovata collaborazione tra il Comune di Fabriano e l’AMAT e realizzata con il contributo della Regione Marche e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Ad inaugurare il ricco cartellone che propone un affascinate viaggio tra prosa, commedie classiche, testi moderni e musical, è My fair lady con protagonisti Vittoria Belvedere e Luca Ward affiancati da Enrico Baroni e Giulio Farnese.

MY-FAIR-LADYDivenuta ormai una consuetudine per la città di Fabriano, il Gentile ospita per periodi di prove le compagnie prima dei debutti. Così è anche con la compagnia diretta da Massimo Romeo Piparo – neodirettore del Teatro Sistina, mitico tempio del musical italiano, che firma la regia di questo allestimento – in residenza dal 16 ottobre a Fabriano per riallestire la favola della povera fioraia trasformata in principessa da un ostinato e burbero professore di fonetica, in uno dei classici più amati della storia del musical. My fair lady deve la propria “immortalità” a se stesso. A ciò che racconta, a come lo traduce in emozioni, ai sorrisi che fa scaturire, alla universalità del suo linguaggio musicale.

“Cosa c’è di più sublime che colmare il dislivello che separa classe da classe, anima da anima” così recita il professor Higgins, il “pigmalione” che affida al modo di parlare il passepartout per il riscatto sociale di una rozza fioraia. Già, il modo di parlare: anche questo è un tema che di giorno in giorno si fa sempre più attuale. La perdita delle proprie radici culturali, l’omologazione e la globalizzazione della società contemporanea hanno fatto svanire il rapporto tra l’essere umano e la propria cultura. Ecco allora che My fair lady si impone come il sogno che non vuole svanire, come la favola possibile, rappresenta il lieto perdersi in una tempesta di sentimenti. La “fair lady” Eliza Doolittle è un po’ Cenerentola, un po’ Pretty Woman, Mary Poppins, un po’ Bella e un po’ Bestia, insomma è l’archetipo del riscatto, della rivincita, dell’affermazione, della trasformazione e così incarna il desiderio e il sogno di tutto l’universo femminile che simpaticamente partecipa sin dal primo momento alla sua avventura. Ma alla fine, e qui si impone in tutta la sua statura George Bernard Shaw ispiratore col suo Pigmalione della versione musicale, anche la chiave maschile della vicenda cede alla forza delle emozioni e dei sentimenti: soli non si è completi e anche un apparente “misogino e scapolo convinto” come il professor Higgins o il collega di “sventura” colonnello Pickering, o il cinico e spietato padre di Eliza, Alfred Doolittle, si trovano costretti a svestire la maschera della durezza e coprirsi con un velo di dolcezza. In un momento in cui sembra che il corto circuito dei rapporti umani abbia interrotto il passaggio di energia tra le persone, My fair lady si impone come un “generatore di corrente elettrica” che concede una bella “scossa” alla nostra anima.

Lo spettacolo – testo di Frederic Loewe e Alan Jay Lerner da Pigmalione di George Bernard Shaw – è prodotto da PeepArrow Il Sistina. L’adattamento teatrale e la regia sono di Massimo Romeo Piparo, le scene di Aldo De Lorenzo, le luci di Umile Vainieri, il suono di Luca Finotti, le coreografie di Roberto Croce e la direzione musicale di Emanuele Friello.

Cristina Capodaglio

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