Scatola a 5 lati

Ubu Roi. Piccolo Teatro Studio Melato. Milano.


Al Piccolo Teatro Studio Melato dal 9 al 13 ottobre 2013 è di scena Ubu Roi di Alfred Jarry, adattamento e regia Roberto Latini.

UbuRoiCentoquarant’anni fa – l’8 settembre 1873 – nasceva a Laval, sulla Loira, Alfred Jarry, poeta, romanziere, drammaturgo, pittore e incisore, ma soprattutto fondatore della “patafisica”, il movimento che si poneva come obiettivo lo smantellamento del reale e la sua ricostruzione sotto forma di assurdo.
L’ispirazione per “Ubu Roi” – rappresentata per la prima volta nel dicembre 1896 – pare gli fosse stata data dal professore di fisica del liceo, Monsieur Hébert, dagli studenti soprannominato ‘padre Hébert’, che, dice Jarry, “incarnava tutto il grottesco che era al mondo”.  In verità, con “Ubu Roi” Jarry rielaborò in modo originale e totalmente nuovo la propria percezione dei classici e di Shakespeare in particolare.

“Io credo nel Teatro – spiega Roberto Latini, regista dello spettacolo e autore dell’adattamento -. Ovvero, nell’occasione del Teatro. Nei classici e nel contemporaneo, come ‘declinazione’. Jarry ci restituisce all’occasione teatro superando addirittura la natura stessa del suo testo. (…) Scrivo Jarry e penso si possa leggere Shakespeare. Abbiamo lavorato tenendo questo continuo riferimento, tutti i parallelismi possibili. Li abbiamo distillati, scelti, evocati, da “Macbeth” ad “Amleto”, passando per “Romeo e Giulietta” o “Giulio Cesare” o “La tempesta”. Abbiamo integrato Jarry col suo proprio modello e Shakespeare con l’inventore della patafisica. Li abbiamo entrambi ricondotti al nostro tempo teatrale, al nostro sentire, al nostro modo di stare al Teatro”.

Così, la storia di Ubu che uccide re Venceslao, stermina i nobili che lo avevano appoggiato e vuole farsi re, trovandosi a un certo momento a fare i conti con il figlio del defunto, è lo spunto per una riflessione sul senso del fare teatro oggi e sull’eredità che il Novecento ci lascia.

“Gli Ubu – spiega Latini – sono un’alterazione e una capacità insieme. Dalla loro comparsa sulla scena si può stabilire un punto di non ritorno. E quindi anche di appartenenza, o partenza nuova. (…) Jarry è riuscito a ricondurci al Teatro, a riconvocarci, proponendo delle figure e una modalità di relazione tra testo e scena assolutamente contemporanei. Jarry propone una nuova convenzione, più che moderna, dentro l’assolutezza che soltanto i classici riescono a determinare. (…) Jarry, insieme a pochi, pochissimi altri, è riuscito a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell’incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile”.

Il testo di Jarry colpisce lo spettatore frontalmente, lo trascina dentro il racconto, mescolando provocazione, farsa, assurdo e parodia.

Cristina Capodaglio

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