Mostre/Travelling

Da Rubens a Maratta. Vittorio Sgarbi curatore della mostra a Osimo.


Inaugurata il 29 giugno 2013 la mostra Da Rubens a Maratta al Palazzo Campana di Osimo, Ancona, lungo la costiera Adriatica. Un ottimo motivo per vedere il  bellissimo arazzo di Rubens, custodito dal Museo diocesano di Ancona ed esposto solo una volta all’anno, insieme ai ritratti di Maratta, Orazio Gentileschi, Guercino, Guido Reni sino al descubrimiento del pesarese Simone Cantarini, di Giovanni Francesco Guerrieri, del comunanzese Sebastiano Ghezzi e di molti altri.

rubens osimoSgarbi: “Un evento storico. La mostra di Osimo è fondamentale perchè ricostruisce il Barocco nelle Marche”. E quel “nelle” che fa la differenza per Sgarbi. “Non si può parlare infatti di Barocco delle Marche, ma di Barocco in questa regione. Una terra discreta nello stile e nei costumi ma legata alla Chiesa e a Roma. E da lì arrivano le novità artistiche che però qui si innervano di vita propria”.

Sgarbi ha sottolineato l’anima di questa terra, le Marche, non provincia ma culla di protagonisti dell’arte. A partire da Gentile da Fabriano che svetta nel Gotico internazionale, per arrivare al genio rinascimentale di Raffaello ed approdare alla grandezza del Barocco di Maratta.

Sgarbi: “Artisti straordinari, non marchigiani ma del mondo”.

Di importanza fondamentale il catalogo corposo curato insieme a Stefano Papetti che racchiude le oltre cento opere proposte e fornisce una serie di elementi importanti per la rilettura di questo secolo.

La mostra si snoda in due sedi: Palazzo Campana ed il Museo Civico di Osimo, allargandosi ad altre sedi a Loreto e Camerano.

Partendo dall’arazzo di Rubens l’esposizione ci accompagna nel Seicento. Rubens nei primi anni del secolo si trova a Roma per conoscere Caravaggio, il grande genio che stravolge la sintassi dello stile e dell’arte. I due non si incontrano ma le loro opere dialogano a distanza. E lo fanno anche ad Osimo dove Rubens, presente nelle Marche anche con un’importante opera a Fermo, ci mostra la sua visione dell’arte fatta di colori, di forme, di opulenza, di movimento. Dall’altra la rivoluzione di Caravaggio che porta l’attenzione alla crudezza della relatà: la luce e l’ombra, la vita e la morte. In mezzo l’uomo con la sua storia, la sua passione, i suoi amori.

E da questo dialogo (qui rivelato con le opere di Caravaggeschi importanti come Gentileschi e Vouet) nasce il Barocco. Stile dalle tante anime e dai mille volti. E uno di questi è Carlo Maratta, marchigiano di Camerano e poi celebre in tutta Europa. Occhi acuti, volti attenti, cura del dettaglio ma soprattutto uno straordinario acume psicologico per raccontare il “dentro” dei personaggi raffigurati: è questo il segreto dei suoi ritratti in mostra. Ma il Barocco è anche lo stile che sa stupire, che ama svelare il vero attraverso l’illusione.

E la mostra sa fare anche questo. Se Rubens accoglie con la sua maestosità, Maratta conquista con l’apparizione, in fondo al corridoio di Palazzo Campana, del ritratto del Cardinale Antonio Barberini. Un’apparizione che si fa carne man mano che ci avviciniamo: abbacinandoci ed emozionandoci con il rosso cangiante di una veste che catalizza lo sguardo e l’attenzione.

Sgarbi all’apertura della mostra ha regalato al pubblico un coup de théâtre: due opere attribuite a Sebastiano Ghezzi che invece per lui sono di altra mano ed altro spessore. “L’arcangelo e la Vergine sono di qualità altissima. Per me si tratta di due tele importanti di Guercino giovane”.

La mostra è aperta sino al 30 settembre 2013.

Cristina Capodaglio

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