danza/Parole di Marca

We do not torture people. Noa Shadur.


Prosegue al Teatro Cecchetti di Civitanova Marche il Festival Internazionale di Danza. Il secondo appuntamento serale del 3 agosto 2013 è riservato allo spettacolo We do not torture people, premiato al Curtain Up Festival 2012 al Suzanne Dellal Center di Tel-Aviv, della coreografa Noa Shadur.

Noa ShadurIl titolo dell’opera proviene da una dichiarazione recitata nell’esercito degli Stati Uniti. Il lavoro esplora la condizione umana in un’epoca di “terrorismo comune”, radicato e indipendente, razionale e irrazionale e si sviluppa intorno a dei corpi fragili che si confrontano con una realtà tecnologica che interroga non solo la fisicità, ma anche la fantasia. Tutto inizia con uno… un leader, un pensatore, un danzatore. Così come il singolo raccoglie le sue forze; gli altri individui si uniscono in gruppo per creare un meccanismo maggiore delle singole individualità. L’unione dei corpi è allo stesso tempo una virtuosa armonia e un’arma letale.Ideali comuni spingono a reinventare la realtà in cui si vive, ispirando il cambiamento rispetto al mondo ereditato. I corpi diventano strumenti, le menti si concentrano su un nuovo tipo di unità. I tre danzatori di We do not torture people sono allo stesso tempo bambini innocenti e pericolosi militanti. I loro movimenti minimalisti alludono a un profondo desiderio di ordine di fronte al caos. Mentre i loro corpi si incontrano nello spazio, le loro intenzioni iniziano a soffocare. Come il caso di ogni macchina, il minimo errore può deviare un delicato equilibrio. Il gruppo si rivolta al proprio leader, lasciandolo solo nelle difficoltà; l’individualità è ed è sempre stata la più grande minaccia alla loro unione.

NOA SHADUR si laurea in Danza e Coreografia all’ArtEZ Institute of the Arts a Arnhem, in Olanda. Nel 2012 le è stato commissionato un lavoro per l’ArtEZ Institute of the Arts e un’opera site specific per la “Jerusalem Culture Season” al Museo di Israele di Gerusalemme.

WE DO NOT TORTURE PEOPLE, coreografie Noa Shadur, danzatori Einat Betsalel, Or Hakim, Almog Loven, musica originale Shahar Amarilio, costumi Tanya e Joanna Jones, direttore di prove Iris Marko, assistente coreografo Roy Bedarshi, light designer Dani Pishof,  con il sostegno dell’Ambasciata d’Israele.

Cristina Capodaglio

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