Mostre

Post-Classicità. Tendenze del contemporaneo al Colle Palatino.


Il Palatino è uno dei sette colli di Roma, una delle parti più antiche e un museo a cielo aperto. Una ottima location per ospitare una istallazione di sculture  ideata da Vincenzo Trione che ha riuniuto diciassette artisti di diverse generazioni come Kounellis, Pistoletto, Paolini, Paladino, Parmiggiani, Longobardi, Albanese, Beecroft , grandi fotografi come Jodice e Biasiucci, da voci “mistiche” come Botta, Pietrosanti, a personalità lontane dalle tendenze come Aquilanti, da autori post-informali come Colin a giovanissimi quali ZimmerFrei, Alis/Filliol e Barocco.

venere stracciSono tutti artisti famosi per aver intrapreso un colloquio conforme ai valori classici ed estetici con il mondo antico, reinventando nuove figure in un continuo lavoro di riscrittura contemporaneo. Attraverso i loro differenti linguaggi questi autori stanno indirizzando l’arte italiana verso una nuova tendenza “implicita e trasversale”: la post-classicità.

Vincenzo Trione “…Servendosi di media diversi tendono a collocarsi in un territorio poetico comune, fino a dar vita a una sorta di implicito movimento. Ad accomunarli è il bisogno di reinventare temi fondamentali della classicità, fino a renderli irriconoscibili. Procedono tra citazioni e ripescaggi, in bilico tra rispetto e trasgressione, prelevano episodi storico-artistici, che filtrano attraverso uno stratagemma caro alle avanguardie primonovecentesche: lo straniamento. Non compiono calchi fedeli: non innalzano la cultura del passato sopra un piedistallo irraggiungibile. Prediligono discontinuità, scarti, margini. Riscrivono frammenti dell’antichità: barlumi che fanno appena intuire la totalità. Decontestualizzano e riusano arbitrariamente alcuni elementi di altre epoche, proiettandosi verso esiti allegorici.Classico per questi artisti non riguarda solo il passato, ma investe il presente e prefigura gli scenari dell’avvenire. È ciò che tende a relegare l’attualità al rango di un rumore di fondo di cui non si può fare a meno. Un momento estraneo e sempre sorprendente, da investigare nella sua complessità, da riconquistare ogni giorno, per farlo riemergere come relitto, scheggia”.

Per questi artisti il collegamento con l’arte antica è sempre stato il fulcro della loro meditazione e il tentativo di riscrivere l’antico, ricercandone i suoi valori assoluti, come la bellezza, l’armonia, la perfezione, la misura e la sapienza. Un lavoro finalizzato al ritrovamento dell’identità italiana cercando di scoprire fino a che punto la nostra società riesce a sopportare il peso del  patrimonio artistico e culturale.

I visitatori saranno in grado di determinare quanto le grandi opere classiche siano state esaltate dagli artisti contemporanei.

Le opere sono esposte sino al 29 settembte 2013 nel Foro romano nel Tempio di Romolo e nel Tempio di Venere e Roma, sul Palatino alla Vigna Barberini, allo Stadio di Domiziano che ha riaperto al pubblico dopo molti anni, al criptoportico neroniano e al Museo Palatino.

La mostra è promossa dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma in collaborazione con Electa ed è accompagnata da un public program a cura di Doppiozero composto da sei incontri con scrittori e intellettuali.

Cristina Capodaglio

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