il gallo di MEZZANOTTE

Wolfgang Beltracchi, una canaglia ad “Arte”.


Dopo un lungo silenzio il lestofante l’ex hippie di oltre sessant’anni e pittore respinto dai citici, decide di parlare dopo essere stato condannato ad scontare la sua pena in un carcere vicino Colonia. Wolfgang Beltracchi riconosce di aver piazzato fra il 1970 e il 2002 tra i 1.000 e i2.000 falsi, decantati come opere d’arte di oltre cinquanta artisti del Novecento, specialmente espressionisti tedeschi e francesi. Uno scandalo di dimensioni colossali non solo a livello economico, ma soprattutto a livello di prestigio, visto che sono coinvolti critici, mercanti d’arte, nonchè il Museum of Modern Art di New York, vista accuratezza della contraffazione.

Il Beltracchi è risultato essere molto fantasioso nel confezionare la sua truffa, un colpo di genio che lo ha portato a cercare di riempire i vuoti tra le opere degli artisti, inventando nuovi motivi ed inserendoli nell varie fasi delle loro personali storie creative. Inoltre creava dipinti i cui titoli apparivano nelle liste delle rispettive opere dell’artista e mai visti nel libri.

BeltracchiBeltracchi: “Le orchestre filarmoniche, ad esempio, meramente interpretano il compositore. Il mio obiettivo era invece creare nuova musica di quel compositore, volevo individuare il centro creativo dell’artista e avvicinarmi ad esso in modo da poter vedere attraverso i suoi occhi e realizzare dipinti nel modo in cui lui li avrebbe realizzati”.

Quasi un benefattore dell’umanita che ha coinvolto  amici del suo stesso calibro, come Otto Schulte-Kellinghaus anche lui condannato, il quale si è inventato una esilarante storia: avere un nonno di nome Knops, maestro di sartoria che avrebbe lasciato a suo nipote una grande collezione di opere d’arte comprate negli anni Venti e nascoste durante l’epoca nazista.

Insieme alla moglie Helene, condannata anch’ella, ha inventato un’altra collezione di una persona esistita, Werner Jägers, uomo d’affari di Colonia e nonno della stessa Helene.

Ricchezze a non finire e trucchi perpetrati per anni sino al 2008, quando la compagnia maltese Trasteco, la quale aveva acquistato dalla loro collezione un Quadro Rosso con Cavalli di Campendonk, ha ricevuto i risultati di un’analisi scientifica del dipinto stesso: sull’opera vi erano tracce di bianco di titanio, un pigmento non ancora esistente, ai tempi di Campendonk.

Beltracchi: “Ho sempre usato il bianco di zinco, il più comunemente usato ai tempi di Campendonk, e per lo più fabbricavo io stesso i colori mischiando i pigmenti. Ma in quell’occasione me ne mancavano alcuni, quindi ho preso un po’ di bianco di zinco da un tubetto prodotto da un’azienda olandese, sul quale però non era riportato che contenesse una piccola quantità di bianco di titanio. In poche parole sono stato fregato da un tubetto con un’etichetta sbagliata. Non mi sento un criminale. Durante 14 mesi di custodia preventiva ho incontrato veri criminale, assassini, molestatori, pedofili. Io non ho fatto del male a nessuno”.

Come dargli tolto! Piuttosto bisognerebbe interrogarsi sulle valutazioni fatte a livello monetario di certi quadri e l’essenza stessa di un’opera d’arte, nonchè dell’arroganza sregolata del contemporaneo mercato dell’arte e l’identità di un artista.

Beltracchi: “Il mercato dell’arte  è fatto di soggetti disposti a pagare 12 milioni di Euro per un quadro. In questo ambiente l’arte è definita per mezzo dei soldi e ciò è decisamente triste. Per me l’arte è creatività, per cui un artista è qualcuno che fa cose creative. E, sì, io mi considero un artista».

Beltracchi ride sornione mentre lavora alla sua autobiografia e ad un film-documentario sulla sua vita.

Cristina Capodaglio

 

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2 thoughts on “Wolfgang Beltracchi, una canaglia ad “Arte”.

  1. Sicuramente un genio nel truffare i critici d’arte, spocchiosi individui che evidentemente non ci capiscono nulla e smuovono solamente affari, solleticando gli ardori di milionari annoiati…

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