Teatro e dintorni

Pippo Delbono. Dopo la battaglia.


Scrive Omar Manini sulla Whipart.it:

Dopo la battaglia è un fantastico tragitto che abbiamo il dovere di conoscere e percorrere. Attraverso una serie di momenti-teatro che nel loro svelarsi sembrano piccoli frammenti impazziti, cogliamo sulla nostra pelle l’impatto di un lavoro che, mirando all’essenza del sentire umano, fa riemergere una sensibilità schiacciata e ci interroga sulla nostra capacità di vivere la vita come occasione reale di ascolto e scambio, con intelligente umiltà. È questa la profonda morale religiosa che si raccoglie e rimane in chi guarda, denudata dalla palese, forzata, esteriore schematicità delle dottrine. Uno spettacolo ibrido con svariati singoli elementi (danza classica e moderna, musica classica, poesie, filmati documentari) che riesce a far nascere una piantina indipendente che scava con le sue radici e cresce autonomamente, forte e resistente.
Pescando simbolicamente dal basso, dagli strati umili (il protagonista è Bobò, un anziano sordomuto e microcefalo), Delbono rende tangibili il valore sociale del sentire empatico, il pericolo dell’omologazione e la forza propulsiva, esplosiva, della creatività e del pensiero in quanto tale che si fanno Arte del vivere attraverso il vivere di Arte. Alla fine, tutte le tessere di questo mosaico si attraggono come in un reticolo microcristallino, formando quadri che irradiano suggestioni poetiche in un miracoloso equilibrio che non risponde a leggi matematiche o schemi studiati e si bloccano in gola.
Un Teatro che registra il buio (le grigie scenografie rimandano ad una prigione) – la normalizzazione, l’alienazione – che ci rinchiude forzosamente ma che prende atto anche della luce che è sempre presente ed è possibile raccogliere con le armi della gentilezza, con l’abbandono della logica, delle sicurezze e del significato ad ogni costo fino a perdersi nell’infinita sensorialità”.

DOPO LA BATTAGLIAUna tessitura priva di trama lineare, che spalanca le porte del nostro buio esistenziale, verso un viaggio visionario a tappe e quadri drammaturgici, per mostrarci senza falsi pudori la verità della follia, della prigionia, per reclamare quel disperato bisogno d’amore cui tutti aspiriamo. Un’onda di bellezza in moto perpetuo volteggia sul palco, i componenti storici della Compagnia Delbono, irrompono continuamente nell’inatteso, in un mare in perenne metamorfosi, dove per salvarsi, bisogna naufragare. Delbono fiancheggia e sospinge i suoi sodali compagni di scena e viaggio, in uno spazio-mente grigio, dalle atmosfere magrittiane, tinteggiato dai colorati e originali costumi creati da Antonella Cannarozzi, che diventa folgorante crocevia dell’immaginario, dove si alternano figure che rappresentano la nostra società e cultura senza veli, i vizi e le miserie di un popolo ingabbiato e cieco, mosso a comando, flash di vita tra viltà ed eroismi. Riecheggiano in un rito laico e sacrale le parole tratte da testi di autori straordinari: Artaud,Kafka, Alda Merini, Pasolini, Whitman, Alejandra Pizarnik. Le note di Verdi, Elis Regina, Irene Jacob, Pagani, Maria Salgado e il violino dal vivo con le musiche originali di Alexander Balanescu. Gran direttore d’orchestra di questa sarabanda saettante, di questo inno all’amore vero, quello che supera diversità, razzismo, emarginazione, è Bobò, cui Pippo dedica lo spettacolo. Nella sua storia personale, nei suoi anni in manicomio, nella sua sordità, nella sua spontanea grandezza attoriale, c’è l’anima della rappresentazione, c’è la libertà di essere oltre l’apparenza e le regole. A volte nei labirinti che ci imprigionano, succede che si esce dal cammino segnato dal destino personale, a volte danzare per non sentirsi perduti, danzare trasformandosi in rose dal profumo di un giardino ritrovato , danzare come parole sulla bocca di un muto, indica la strada, una via d’uscita, per tornare a essere. Per sentirsi finalmente in pace dopo la battaglia.

dal 14 maggio 2013 Pippo Delbono girerà per la Francia:
DOPO LA BATTAGLIA – uno spettacolo di Pippo Delbono
con: Dolly Albertin, Gianluca Ballaré, Bobò, Chris Clad, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Marigia Maggipinto, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella
musiche originali: Alexander Balanescu, scene: Claude Santerre, costumi: Antonella Cannarozzi, luci: Robert John Resteghini
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Théâtre du Rond Point – Paris, Théâtre de la Place – Liège, Théâtre National de Bretagne – Rennes

Cristina Capodaglio

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