Scatola a 5 lati

GABRIELE LAVIA. LA TRAPPOLA DI LUIGI PIRANDELLO.


Si chiude il sipario il 16 e 17 aprile 2013 sulla stagione del Teatro Pergolesi di Jesi promossa dalla Fondazione Pergolesi Spontini e realizzata con l’AMAT, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Jesi e con il sostegno di Banca Popolare di Ancona.

L’ultimo appuntamento in cartellone vede protagonista un grande maestro della scena, Gabriele Lavia, in La trappola di Luigi Pirandello. Dopo l’allestimento di Tutto per bene, Lavia torna al teatro di Luigi Pirandello con questo testo del 1912 del quale oltre all’adattamento e alla regia è anche interprete nel ruolo del protagonista, accompagnato da Giovanna Guida e Riccardo Monitillo. Dopo Jesi lo spettacolo sarà in scena al Teatro Persiani di Recanati il 18 e 19 aprile 2013 e al Teatro della Fortuna di Fano il 20 e 21 aprile 2013.

la trappola laviaLa trappola è il discorso interiore di un uomo che confessa la propria ossessione di essere umano ingabbiato dalle convenzioni, dalla famiglia, addirittura dall’obbligo della riproduzione. Per il nostro protagonista, infatti, le donne sono lo strumento che attira l’uomo spingendolo a riprodursi e generare così altri infelici, altre maschere del gran ballo della società. Anche lui naturalmente è vittima del tranello: una donna sposata, che non può avere figli da suo marito, lo seduce, gli strappa una gravidanza per poi abbandonarlo e tornare dal marito. Così rimane da solo con il vecchio padre malato e paralizzato, condannato a quella sorte dal padre, suo nonno, che lo generò 76 anni prima. Per il protagonista ogni genitore è il boia della creatura che genera e che dice di amare perché la condanna a morte.

“Forse La trappola è la novella più ‘filosofica’ di Pirandello. Che cos’è la trappola? È la ‘forma’ in cui la ‘vita’ è condannata a ‘stare’. Imprigionata – scrive Lavia nelle note allo spettacolo -, ingabbiata, appunto intrappolata, la vita (Pirandello, incredibile!, usa la parola ‘vita’ in chiave nietzcheana come ‘ESSERE’) è condannata alla morte. A una morte lenta del corpo nel quale, poco a poco, si spegne il fuoco vitale e il flusso eterno della vita si ferma nel corpo irrigidito. Morto. Non c’è volontà di ‘voler poter essere’. Nessuna volontà di potenza, ma una ‘volontà di nulla’, nichilistica, pessimista, atea. Schopenaueriana. Disperata. Con l’ironia amara e la feroce misoginia che lo rendono unico, il genio assoluto di Pirandello, ne La trappola, raggiunge, a mio avviso, uno dei punti più alti della sua poesia.” 

Le scene dello spettacolo – prodotto da Teatro di Roma – sono di Alessandro Camera, i costumi di Andrea Viotti e le luci di Giovanni Santolamazza.

Cristina Capodaglio

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