BettyBecco

Nino di Matteo. Le Stragi di Stato.


Salvatore Borsellino via Change.org

Il momento storico che stiamo vivendo è tra i più pericolosi che il nostro Paese ricordi dopo il biennio stragista ‘92/’93.

L’instabilità politico-istituzionale unita ad una forte tensione sociale è il terreno più idoneo per nuove stragi.

In questa fase di transizione tanto delicata ci sono uomini che rischiano la vita per fare luce su quelle che a tutti gli effetti si possono definire “stragi di Stato”. Tra i più esposti c’è il pm palermitano Nino Di Matteo.

mafiaInsieme al direttore di Antimafia Duemila, Giorgio Bongiovanni, abbiamo voluto organizzare una petizione per far archiviare l’azione disciplinare contro di lui avviata dal Csm. Il procedimento riguarda la sua intervista, rilasciata a Repubblica il 22 giugno scorso, nella quale il magistrato aveva risposto alla giornalista senza rivelare alcun segreto relativo alle telefonate tra Mancino e Napolitano di cui peraltro era stato Panorama a parlarne per primo.

Secondo il pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, Di Matteo sarebbe stato invece colpevole di avere ammesso l’esistenza di tali telefonate “seppure non espressamente’’. A tutti gli effetti si tratta di un obbrobrio giuridico. Così come ha scritto il pm Sebastiano Ardita (che difende Nino Di Matteo davanti al Csm), la notizia  – vera – della esistenza delle telefonate del Presidente era già presente sulla stampa da giorni. E insieme a questa era stata anche diffusa la notizia – falsa – che i contenuti di quelle conversazioni fossero rilevanti per le indagini.

Nino Di Matteo quindi  non ha affatto dato notizia delle telefonate. Ha solo ristabilito la verità, precisando che le telefonate del Capo dello Stato non erano minimamente rilevanti. Alla domanda della giornalista su cosa avrebbero fatto delle registrazioni che erano nel processo, il magistrato ha risposto: “Noi applicheremo la legge. Quelle da distruggere verranno distrutte, quelle da trascrivere verranno trascritte”.

Ardita ha ribadito inoltre che da un esame sommario di casi analoghi, comportamenti come questo sono stati costantemente ritenuti irrilevanti in quanto carenti del requisito dell’esser “diretti a ledere indebitamente i diritti altrui”. Ecco perché il procedimento disciplinare nei confronti di Di Matteo, basato su questi presupposti, appare del tutto inappropriato e soprattutto finalizzato a ostacolare il suo lavoro nella ricerca della verità sulla trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Lo Stato-mafia vuole nuovamente impedire che venga fatta luce sul patto scellerato che uomini delle istituzioni hanno stretto con Cosa Nostra a suon di bombe.

Dobbiamo impedire che si verifichino nuove stragi.Firmiamo la petizione rivolta al Csm per far archiviare l’azione disciplinare nei confronti del pm Nino Di Matteo.

E’ in gioco la vita di un magistrato e lo stesso futuro del nostro Paese.

Firma anche tu!

Cristina Capodaglio

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