Cinema

Tutto parla di te.


Pauline (Charlotte Rampling) torna nella sua città natale, Torino dopo anni di assenza e riprende contatto con Angela (Maria Grazia Mandruzzato), conosciuta all’estero tempo prima. Angela dirige un Centro per la maternità dove Pauline intraprende una ricerca sulle esperienze e i problemi delle mamme di oggi, a partire da testimonianze, video, fotografie raccolti da Angela.
Tra le mamme che frequentano il Centro c’è Emma (Elena Radonicich), una giovane danzatrice, bella e sfuggente, in crisi profonda: non sa come affrontare le responsabilità cui la maternità la costringe, vede la sua vita a un punto fermo, si sente sola e incapace.
Tra le due donne si sviluppa un rapporto di complicità che in un gioco di rispecchiamento porterà Pauline a fare i conti con il proprio tragico passato e permetterà a Emma di ritrovare un senso di sé anche nella sua nuova identità di madre.

tutto prla di teLa regista, Alina Marazzi: “Un giorno ero con mio figlio appena nato quando una donna mi si avvicinò dicendomi con un sorriso: “Che belli i bambini quando sono in braccio agli altri”. Una frase all’apparenza banale che mi fece riflettere sulla conflittualità che può manifestarsi nel rapporto madre-figlio.
Ogni madre conosce quel sentimento in bilico tra l’amore e il rifiuto per il proprio bambino. Una tensione dolorosa da vivere e difficile da confessare, perché va contro il senso comune di quel legame primordiale. Con questo film ho voluto raccontare l’ambivalenza del sentimento materno e la fatica che si fa ancora oggi ad accettarla e affrontarla. Per restituire la complessità di questo sentimento ho voluto integrare la fiction con materiali diversi: filmati d’archivio, animazioni, elementi documentari, con i quali evocare i vari livelli emotivi che questa tensione muove in chi la vive”.

“In alcune terapie junghiane viene utilizzata la pratica del sand play. Si invita il paziente a creare dei racconti per immagini tramite l’uso di piccoli oggetti e personaggi posizionati su di una superficie sabbiosa. In questo modo, i pazienti, spesso bambini, riescono a visualizzare gli eventi traumatici che hanno vissuto. Nel film, Pauline, alle prese con il suo vecchio gioco, torna momentaneamente bambina e mette in scena la quotidianità della sua famiglia; idealmente l’animazione a passo uno svolge la funzione di quella che è la tecnica della sand play nel percorso di riparazione affrontato da Pauline”.

Tutto parla di te riconferma la figura materna al centro di una poetica che deriva dalla proiezione degli home movies, ovvero filmini di famiglia. Una poetica che nella terza prova della regista milanese evidenzia il corpo materno, la ‘caverna’ mitica e sacra dove il feto sogna “il sogno” della madre prima di uscire nel mondo reale, in cui non sempre si realizza tra mamma e bimbo una sintonia emotiva.

Il nuovo e partecipe lavoro di Alina Marazzi affronta allora il tema della maternità come luogo di mistero e di contraddizioni, combinando la finzione con interviste, foto d’epoca, filmati di repertorio, Super8 casalinghi, legando immagini, parole e riuscendo a liberare la protagonista, restituendole l’autostima minata e un’immagine di sé come donna e come madre. La depressione in gravidanza e post-partum colpisce solo in Italia il sedici per cento delle neomamme, che diventano la colonna verbale del film, strette e dolenti fra ciò che sentono di essere e ciò che la società, ancora oggi indegnamente, pretende da loro.

La regista, nota documentarista, affida la fotografia a Mario Masini (curatore della fotografia di quasi tutti i film di C.B.) .

Cristina Capodaglio

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