Scatola a 5 lati

Pirandello. L’uomo, la bestia e le virtù.


Il Teatro Stabile delle Marche lancia l’ottavo appuntamento della Stagione Teatrale 2012/2013 di Ancona. Dal 20 al 24 marzo 2013 al Teatro Sperimentale è in scena lo spettacolo L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello con la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, produzione Teatro degli Incamminati-Diablogues.

In scena: Enzo Vetrano, Ester Cucinotti, Giovanni Moschella, Stefano Randisi, Antonio Lo Presti, Margherita Smedile, Giuliano Brunazzi, Luca Fiorini, le luci di Maurizio Viani, la scenografia è di Marc’Antonio Brandolini, i costumi di Ursula Patzak.

l'uomo la bestia le virtùEnzo Vetrano e Stefano Randisi – vincitori del Premio Le Maschere del teatro italiano 2011 miglior spettacolo di prosa dell’anno con I giganti della montagna – tornano a confrontarsi con Luigi Pirandello scegliendo questa volta una commedia, o, come dice lo stesso autore, un “apologo in tre atti”, tratto dalla novella Richiamo all’obbligo. Il tema farsesco – ben illustrato nel titolo L’uomo, la bestia e la virtù – si muove attorno a tre personaggi-maschera: il professor Paolino, la signora Perella e il di lei marito capitano di marina. Ambientato in una Sicilia di porte socchiuse e commenti malevoli, dove il decoro familiare la fa da padrone, l’intreccio sviluppa momenti esilaranti in un gorgo di legami di coppia, abbandoni, perbenismi, pregiudizi e ribaltamenti. Lo spettacolo disegna un mondo evocativo dove momenti di forte comicità si stemperano nella poesia, e dove il dramma si compie per poi sciogliersi in slittamenti surreali. I due registi immaginano l’intera pièce come scaturita da un grande armadio che campeggia sul fondo della scena e dal quale giungono voci e figure come da un arsenale delle apparizioni: la presenza dei personaggi si mescola a incarnazioni visionarie; le musiche, gli oggetti, lo stesso armadio prendono vita autonoma, partecipano al racconto della vicenda e assumono funzione di coro.

Mai come in questo testo la drammaturgia di Pirandello si esprime col linguaggio del grottesco e genera una favola allegorica – spiegano Vetrano e Randisi. La situazione è di quelle, care al nostro autore, al limite del possibile eppure credibilissime, paradossale risvolto di quella società claustrofobica e piena di convenzioni che l’autore ha saputo scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi letterari e teatrali”.

Cristina Capodaglio

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