Parterre e asfalto

HEDDA GABLER. Henrik Iben in esclusiva nelle Marche.


Gelida e altera, consapevole del proprio fascino, eppure fragile nella sua intima frustrazione, nella sua incapacità di vivere serenamente la propria femminilità, ossessionata dal successo e da una deleteria intransigenza: Hedda Gabler è una delle più problematiche, febbrili e seduttive figure femminili ibseniane in scena al Teatro dell’Aquila di Fermo il 16 e 17 marzo 2013 nel cartellone promosso dal Comune di Fermo e dall’AMAT. A questo personaggio e alle suggestioni dell’opera di Henrik Ibsen Antonio Calenda volge la sua attenzione dirigendo nel ruolo del titolo Manuela Mandracchia, una fra le più affermate e ammirate interpreti del teatro italiano.

heddaIbsen rappresenta un vertice assoluto nella letteratura teatrale ottocentesca: la sua drammaturgia abita i confini del teatro borghese con inquietudine, attraverso storie di tragedia quotidiana, aspre d’anticonformismo. I suoi personaggi, soprattutto le creature femminili, esprimono sempre nodi tematici che stanno a cuore all’autore, senza però apparire mai esemplificativi: conservano invece una vibratile complessità che assicura loro dirompenza emotiva.

«È in questo tormento scuro – commenta il regista – la chiave che li rende moderni. Trovo da questo punto di vista molto significativo un intervento di Roberto Alonge, che sottolinea come Ibsen appaia come una sorta di gemello di Freud. Capace di scavare nel pozzo nero dell’inconscio e di raccontare attraverso il suo teatro inquietudini di assoluta attualità: se da scienziato Freud esterna le proprie scoperte, Ibsen lo fa da artista… Depista, accenna, occulta, ma dalle pieghe del linguaggio, dalle ombre interiori è facile intuire quanti fantasmi incestuosi padre-figlia popolino la scena, quanti drammi psicologici, quanto l’oscurità abbia da rivelare».

Scritto nel 1890 Hedda Gabler pone al proprio centro una figura che si discosta dall’ideale femminile coevo ad Ibsen. Dopo la morte del padre, il generale Gabler, con cui aveva condotto vita altolocata, la giovane Hedda sposa per interesse un mediocre intellettuale piccolo-borghese Jørgn Tesman che ambisce a una cattedra universitaria. Rientrata dalla luna di miele, Hedda appare del tutto insoddisfatta della sua nuova vita, annoiata, confusa dalla sua stessa femminilità enigmatica e ancor più dal fatto di essersi scoperta incinta, stato che invece il marito non sa intuire. La confusione aumenta quando riappare Løvborg un antico amore di Hedda, scrittore tutto “genio e sregolatezza”. Hedda si isola in un vortice di egoismo, in un cieco slancio di volontà di potenza e di controllo del destino altrui che la distruggerà.

Lo spettacolo è prodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Compagnia Enfi Teatro. La traduzione del testo adottata è di Roberto Alonge, le scene sono di Pier Paolo Bisleri, le luci di Nino Napoletano, i costumi di Carla Teti e le musiche di Germano Mazzocchetti. Affiancano Manuela Mandracchia gli attori Luciano Roman, Jacopo Venturiero, Simonetta Cartia, Federica Rosellini, Massimo Nicolini e Laura Piazza.

Cristina Capodaglio

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