Teatro e dintorni

Don Giovanni. Sperimentale da Antonio Latella.


Ad un maestro della scena internazionale, Antonio Latella regista tra i più innovativi e comunicativi, figura di spicco del teatro europeo, è affidata domenica 24 febbraio l’apertura della sezione teatro & teatro ospitata al Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche nel cartellone realizzato dal Comune, dai Teatri di Civitanova e dall’AMAT. L’appuntamento è con l’esclusiva regionale di Don Giovanni, a cenar teco nel quale Latella rilegge in modo personale la figura archetipa del Don Giovanni di Molière.

don giovanniPrendendo come riferimenti letterari Don Giovanni o Il convitato di pietra di Molière e Don Giovanni o l’amore per la geometria di Max Frisch, il regista, insieme a Linda Dalisi, firma una drammaturgia originale sospesa tra modernità e memoria. Lo spettacolo vede in scena la presenza degli attori che hanno partecipato al progetto di direzione artistica del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e del contraltista Maurizio Rippa. Su una colonna sonora che spazia dalle arie di Mozart a Raffaella Carrà, lo spettacolo porta in scena il percorso di Don Giovanni che, dall’infanzia alla vecchiaia, si dimostra essere un uomo che “più che amare una donna ama il calcolo per conquistarla. Più che in cerca d’amore sembra ansioso di trovare un senso alla vita”.

 Antonio Latella: “Don Giovanni  mi spaventa perché è un vampiro della vita: dove vede amore si butta per nutrirsi e vivere, non credo per amare, ma per innamorarsi di quello slancio di amore ancora incontaminato e possederlo, per poi gettarlo via una volta posseduto. Solo linfa, solo ossigeno, solo carne fresca da togliere ai denti di altri… Come fa Don Giovanni ad amare Dio se tutti amano Dio? È come se egli stesso volesse essere quel corpo da venerare, e solo così ottenere la vittoria sulla preda inerme; e fino a quando non avrà vinto non troverà pace. Ma anche se si dispererà, sarà nell’illusione di soffrire pene d’amore. È un teorema spietato sull’inganno e sulla matematica dell’amore e non sul sentimento dell’amore. L’amore è il divino: io credo che nell’amore esista Dio. Nell’amore è racchiusa la possibilità più alta che l’uomo ha a disposizione: l’amore è un dono divino che non chiede e non pretende nulla in cambio. In questo teorema sovversivo e oscuro, Sganarello è Molière che accompagna il bestemmiatore, sedotto egli stesso dalla bestemmia ma con la sola differenza che per lui l’amore è il mondo che frequenta, non le donne, ma la vita stessa, il teatro di cui si nutre e per il quale accetta ogni compromesso. Molière muore per il suo teatro, non c’è atto più fondamentalista di questo. La critica violenta fatta a lui e al suo teatro è la statua che si erige al di sopra di tutto e punta il dito su ciò che è giusto o no, partendo da un punto di vista che troppo ha a che fare con la chiesa che dice “ama un solo Dio”, e cioè: “ama me e basta”. Parole, parole, parole.”

Lo spettacolo è prodotto da STABILE/MOBILE compagnia Antonio Latella in collaborazione con Teatro Stabile di Napoli e Nuovo Teatro Nuovo. Gli attori in scena sono Caterina Carpio, Daniele Fior, Giovanni Franzoni, Massimiliano Loizzi, Candida Nieri, Maurizio Rippa e Valentina Vacca. Le scene e i costumi sono di Fabio Sonnino, il disegno luci di Simone De Angelis.

Cristina Capodaglio

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